Il funzionamento era “ben noto al Procuratore nazionale, poiché gli appunti e gli atti di impulso prodotti dal gruppo raggiungevano sistematicamente la sua scrivania”
Ben 300 tra politici, vip e imprenditori spiati in 4 anni, dal 2018 ed il 2022, questo il caso di dossieraggio che la Commissione Antimafia ha riportato all’interno della relazione presentata dal Presidente Chiara Colosimo. Relazione che è stata votata in Commissione e che ha mostrato una realtà inquietante: Federico Cafiero De Raho, allora Procuratore nazionale Antimafia ed attuale senatore 5 stelle, era a conoscenza dei fatti. Ma non solo, anche le indagini condotte su De Raho sarebbero state carenti, quasi al “minimo”, impendendo di fatto di far luce sulla vicenda in maniera completa.
La relazione sui dossieraggi: “Gestione tossica e complice” della Direzione nazionale antimafia
“Un ulteriore profilo di criticità riguarda il modo in cui le procure procedenti hanno affrontato la posizione di Cafiero de Raho” in quanto “l’indagine non ha valutato la gravità intrinseca dei comportamenti del Procuratore nazionale, trattando ciò che avrebbe richiesto massimo rigore come se invece si trattasse di un profilo marginale. Questo deficit istruttorio ha di fatto lasciato in ombra il ruolo centrale del vertice dell’ufficio e ha impedito di cogliere appieno la portata sistemica della gestione tossica, e complice, che aveva caratterizzato la Dna in quegli anni”, si legge nella relazione approvata dalla Commissione parlamentare antimafia.
Emerge “in modo evidente, dalla lettura organica degli atti, non un quadro di inconsapevolezza o di mera superficialità, ma al contrario l’immagine di un protagonista, per aver egli stesso adottato o controfirmato provvedimenti organizzativi riguardanti la gestione delle Sos, pienamente consapevole delle prassi irregolari in uso nel suo ufficio”.
Il funzionamento delle operazioni del Gruppo Sos coordinato da Laudati e con le quali Striano agiva “era ben noto al Procuratore nazionale, poiché gli appunti e gli atti di impulso prodotti dal gruppo di lavoro raggiungevano sistematicamente la sua scrivania. Non vi era, in questo senso, alcun ‘tratto oscuro’ nelle dinamiche interne: il Procuratore nazionale antimafia sapeva, ed è difficile sostenere il contrario”, specifica ancora la relazione.
Emerse responsabilità di De Raho
La relazione sul dossieraggio votata in Commissione Antimafia fa emergere la realtà, inquietante, delle responsabilità dell’ex Procuratore nazionale Antimafia ed attuale senatore del Movimento 5 Stelle, Federico Cafiero De Raho. Secondo questa, infatti, De Raho era a conoscenza del caso di dossieraggio che, nei 4 anni in cui è stato portato avanti, ha prodotto documenti su 300 tra politici, imprenditori e vip.
Indagini carenti
Il ruolo che De Raho deteneva, come Procuratore nazionale Antimafia, doveva far sì che venisse condotto un approfondimento investigativo approfondito rispetto al caso di dossieraggio. Peccato, però, che questo non è avvenuto. Anzi, le indagini sono state condotte al minimo, come riporta sempre la relazione presentata in Antimafia.
Si è trattato di un deficit che ha lasciato nell’ombra il suo ruolo e non ha permesso di comprendere a pieno la gravità della gestione della Dna tra il 2018 ed il 2022, anni in cui si sono verificati gli accessi alle banche dati.
Bignami: “Sistema che mette insieme complicità e assenza di vigilanza”
La relazione approvata dalla comimssione parlamentare antimafia, ha commentato il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami è “frutto di un lavoro ampio ed articolato, basato su atti documentati e audizioni di magistrati come Giovanni Melillo e Raffaele Cantone. Dalla relazione emergono con sempre maggiore chiarezza le responsabilità nella vicenda dell’ex Procuratore Nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, oggi senatore del M5s ed esponente della commissione antimafia. Emerge una gestione assolutamente spregiudicata di un sistema che mette insieme complicità e assenza di vigilanza, con la conseguenza della trasformazione di delicatissimi strumenti dello stato in strumenti di pressione politica e personale”.


