Il lavoro della Commissione d’inchiesta prosegue: stiamo facendo luce sulle pagine buie della gestione dell’emergenza Covid
Il Movimento 5 Stelle vorrebbe mettere la verità in quarantena. Noi non ci stancheremo di chiedere spiegazioni sui fatti che stanno emergendo attorno alla gestione della pandemia attraverso il lavoro della commissione d’inchiesta parlamentare: fatti che, se confermati, sarebbero gravissimi. I cittadini hanno il diritto di sapere come sono stati spesi i loro soldi, chi ha autorizzato eventuali procedure irregolari e perché i controlli non hanno funzionato. Grillini, invece di attaccare chi pone le domande, iniziate a dare delle risposte. Gli italiani meritano chiarezza.
Meloni: “Qualcuno faceva affari mentre l’Italia combatteva il virus”
“Mi sono fatta l’idea che bisogna fare chiarezza. Per quello che posso, seguo marginalmente. Stanno uscendo cose inquietanti: persone improvvisate a cui vengono pagati milioni, qualcuno faceva affari mentre l’Italia migliore cercava di combattere il virus. Sempre per quello che leggo, se ti fossi rifiutato di pagare laute commesse non avresti avuto la possibilità di operare nelle mascherine ma saresti incappato in una serie di vessazioni.
Al di là dei profili penali e senza voler fare polemica politica, rimango colpita che in Italia si sia speso molto più inchiostro sulle relazioni sentimentali di Gennaro Sangiuliano che sulle centinaia milioni di soldi degli italiani, mentre la gente soffriva, per fare affari facili in un periodo difficile. Mi spiace che alcuni partiti dell’opposizione non siano i primi a voler fare chiarezza”, ha affermato il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un’intervista rilasciata a La Verità.
L’incontro tra Arcuri e Conte
La Verità ha dato notizia di un recente incontro tra il già commissario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri e l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Incontro avvenuto in casa del primo il 18 giugno scorso. Caso vuole che, però, proprio il giorno prima, il 17 giugno, la Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid avesse deciso di convocare Arcuri a testimonianza, con l’impossibilità dunque di dichiarare il falso.
Il giorno dopo l’incontro Arcuri ha scritto alla Commissione per dare la propria disponibilità a testimoniare. Altra strana coincidenza.
La connessione tra Arcuri e l’avvocato Di Donna
Non soltanto gli strani incontri tra Arcuri e Conte. Molti quotidiani riportano anche i messaggi con i quali il numero di telefono di Arcuri sarebbe arrivato all’avvocato, già collega di Giuseppe Conte, Luca Di Donna. Messaggi che sarebbero stati scoperti dalle indagini da parte dei Carabinieri, partite dopo la denuncia di un imprenditore al quale era stata revocata una commessa dopo aver rifiutato la proposta da parte dei soliti avvocati “intermediari” Esposito e Di Donna.
Le indagini sono proseguite ed hanno portato alla luce lo scambio di messaggi che ha portato il contatto di Arcuri all’attenzione di Di Donna. Secondo quanto riportato da Il Giornale, che riassume le carte, inizialmente Esposito avrebbe mandato un messaggio a Guido Alpa, il mentore di Giuseppe Conte, fornendogli il numero di Domenico Arcuri. Divenuto quest’ultimo commissario, Alpa avrebbe inoltrato il contatto di Arcuri all’avvocato Di Donna. Contatto sfruttato all’istante, visto l’immediata chiamata di questi al neocommissario per l’emergenza Covid.
Bignami: “Incontro Conte Arcuri non è coincidenza”
“Su La Verità Domenico Arcuri ammette candidamente che è solito incontrarsi con Giuseppe Conte. Quindi il testimone chiave della vicenda del Covid è solito incontrarsi con il componente più controverso della Commissione Covid. E lo fa con una coincidenza temporale che parla da se: il 17 giugno la Commissione decide di convocare Arcuri a testimonianza, il 18 giugno Arcuri e Conte si incontrano a casa di Arcuri, il 19 giugno Arcuri per la prima volta scrive alla Commissione dicendosi disponibile, anche se in realtà è un obbligo, a venire in Commissione per rendere testimonianza con gli effetti dell’articolo 372 del Codice Penale.
Non serve Agatha Christie per capire che tre coincidenze in questo caso fanno ben più di una prova. È uno schema già visto ed usato in Antimafia da Natoli e Scarpinato: testimone e commissario, protetto dalla sua immunità ad essere sentito in Commissione, si confrontano prima di venire in Commissione proprio sui temi di cui dovranno riferire. Un uso distorto delle Istituzioni che ha un obiettivo evidente: impedire alla Commissione d’inchiesta sul Covid di svolgere il suo lavoro”, ha affermato il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami.


