A fine marzo il capo del M5S incontrò in un ristorante l’emissario di Trump in Italia Paolo Zampolli. “Abbiamo parlato di politica”, si difese. Ma il commensale ora lo smentisce: avrebbero discusso di altri temi, tra cui la vendita dell’albergo di lusso di proprietà della compagna dell’avvocato del popolo
“Io non sono andato a parlare di politica con Conte a quella colazione. Abbiamo discusso di tante cose, anche dell’albergo e lui ha precisato: ‘Guarda, l’hotel non è mio, è dei familiari della mia signora’”. A parlare, sollecitato dalle domande del giornalista di Libero Giacomo Amadori, è Paolo Zampolli, imprentitore italano amico di Donald Trump e suo emissario in Italia. Il Conte a cui fa riferimento è Giuseppe, leader del Movimento 5 Stelle, e la colazione citata è quella che i due hanno consumato assieme a fine marzo scorso al tavolino di un ristorante romano. Incontro che venne reso noto proprio dal quotidiano Libero, spingendo Conte a descriverlo come l’occasione per far sapere a Trump la posizione del M5S sulle principali questioni internazionali. Una versione smentita dalle dichiarazioni di Zampolli. Altro che geopolitica, al centro della conversazione ci furono altri argomenti, tra cui la vendita di un hotel di lusso di Roma, di proprietà della famiglia della compagna di Conte.
L’incontro con Zampolli e l’hotel in vendita
La vicenda, ricostruita da Libero, ruota intorno all’incontro che Giuseppe Conte ha avuto con Paolo Zampolli, rappresentante speciale degli Stati Uniti. Durante questo incontro, a detta di Conte, i due avrebbero discusso di temi politici. Ma adesso la vicenda sembra prendere una piega diversa.
A detta dell’altro commensale, la conversazione avrebbe toccato altri argomenti, tra cui la compravendita del Gran Hotel Plaza di Roma, di proprietà della famiglia della compagna di Conte Olivia Paladino. Un’operazione complessa, visto il valore dell’immobile e la difficile situazione di alcune società del gruppo. La vendita del Plaza sarebbe proprio la chiave per far quadrare i bilanci, tanto che viene affidato un incarico per trovare l’acquirente. A riceverlo, un’agenzia immobiliare e Matteo Di Raimondo, avvocato, docente universitario e anch’egli, come Conte, genero del capostipite della famiglia Paladino. Secondo la ricostruzione di Libero, Di Raimondo in occasione degli incontri con i possibili acquirenti sottoporrebbe loro un’offerta di vendita non vincolante redatta proprio da Conte.
Zampolli: “Con Conte abbiamo discusso di tante cose, anche dell’albergo”
Secondo quanto riportato da Libero, Conte avrebbe quindi un ruolo attivo nell’operazione immobiliare da qualche centinaio di milioni della famiglia della compagna. Operazione che Zampolli conferma esser stata al centro della famigerata colazione. Parlando del palazzo del Grand Hotel Plaza, dice come questo sia “fantastico” e che “deve essere venduto al prezzo giusto. Se mi offrissero trecento milioni cash io li prenderei subito”.
Zampolli, sollecitato dal giornalista, precisa che “non sono andato a parlare di politica con Conte a quella colazione. Abbiamo discusso di tante cose, anche dell’albergo.
Nei mesi scorsi sono andato a fare colazione con ‘Giuseppi’ anche perché volevo parlare di questo tema, più che di altri. Non me ne frega un cavolo di parlare di politica con Conte. Non sapevo neanche che fosse quasi comunista, anche se come persona mi è sempre piaciuto”.
Conte chiarisca
Fino a poco tempo fa l’incontro tra Conte e Zampolli sarebbe stato di natura politica. Almeno così andava dicendo Giuseppe Conte, che tentava di giustificare la colazione con l’emissario di Trump, proprio nei giorni in cui il M5S attaccava la Casa Bianca, con la volontà di aprire un canale con Trump. Oggi, invece, dopo le ricostruzioni di Libero, scopriamo che si trattava di tutt’altro.
Conte e Zampolli si sarebbero incontrati, a detta di quest’ultimo, “non per discutere di politica”. Di cosa hanno parlato allora? Tra i tanti temi ci sarebbe proprio quello della vendita del Grand Hotel Plaza di proprietà della compagna di Conte. Adesso Conte deve chiarire se abbia utilizzato i legami costruiti durante la sua permanenza a Palazzo Chigi per degli interessi economici privati della propria sfera familiare.


