C’è chi sparla di separazione delle carriere gridando alla tirannia di Stato, ma la verità è che i regimi autoritari rimangono gli unici con percorsi comuni per giudici e pubblici ministeri
Iran, Iraq, Corea del Nord: ecco alcuni dei Paesi in cui la separazione delle carriere non è prevista e giudici e Pm condividono la stessa carriera sotto l’influenza della politica. La quasi totalità delle democrazie, al contrario, ha scelto la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente. In Europa gli unici due Paesi a non prevederla sono l’Italia e la Grecia. Ma con la Riforma della Giustizia anche il nostro Paese compirà questo grande passo verso una giustizia più giusta ed equa.
Ecco i Paesi autoritari con le carriere unite
Come ha mostrato il Comitato SìRiforma i Paesi che prevedono la separazione delle carriere sono tutte democrazie, mentre le carriere unite sono previste dai Paesi autoritari. Tra questi troviamo Paesi come la Cina, nella quale i Pm vengono scelti proprio dalle assemblee popolari locali. A farle compagnia altri Paesi in cui vigono regimi autoritari o democrazie fragilissime, come l’Iran, l’Iraq o il Pakistan.
Ma tra questi figurano anche delle vere e proprie dittature che tutti riconosciamo, come la Nord Corea, dove i pubblici ministeri e i giudici vengono nominati dall’Assemblea suprema del popolo.
Le democrazie hanno scelto la separazione delle carriere
Mentre da una parte troviamo i Paesi autoritari con le carriere di giudici e pm unite e sotto l’influenza della politica, in Europa i percorsi dei due rami della magistratura – quello giudicante e quello requirente sono quasi ovunque nettamente separati. A fare eccezione cinque Paesi: due – Italia e Grecia – con con un sistema unitario, mentre tre Stati – Francia, Spagna e Belgio – hanno un modello misto.
Separazione delle carriere: un principio delle grandi democrazie
La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri è un principio che viene stabilito e riconosciuto nelle grandi democrazie. Dall’altra parte, invece, nei Paesi autoritari questa distinzione viene meno. Eppure c’è chi vorrebbe continuare ad affermare, ingannando i cittadini in maniera falsa, che la separazione delle carriere è un progetto “dittatoriale”.
Niente di tutto ciò. La separazione delle carriere è un principio di buon senso che, tra l’altro, non interessa soltanto gli “addetti ai lavori”, ma interessa tutti i cittadini direttamente o indirettamente. Perché quando si parla di giustizia si parla di tutele, imparzialità, bilanciamento dei poteri e fiducia nelle istituzioni. Il giudice deve essere terzo e imparziale, ma quando chi giudica condivide formazione e carriera con chi accusa legittimo avere perplessità circa la sua terzietà e la sua imparzialità.
Il 22 e 23 marzo abbiamo la possibilità di imprimere una svolta, vincere questa battaglia di civiltà e inserirci nel gruppo, composto dalla gran parte delle democrazie europee, dei Paesi con carriere dei magistrati separate.


