«Preferenze, noi coerenti. La sinistra ha impedito agli italiani di esprimersi». La mia intervista al Corriere della Sera

«I franchi tiratori pensavano al loro destino»

Giovanni Donzelli, dica la verità, avete temuto che la legge elettorale non passasse?

«Beh no, che fosse approvata ce l’aspettavamo. È una legge che serve al Paese. E tutte le votazioni segrete sono andate liscissime tranne sulle preferenze».

Per l’opposizione la maggioranza si mostra «colabrodo».

«È il primo voto in cui mostra problemi di tenuta. E non con i partiti, ma con singoli parlamentari. A sinistra, da inizio legislatura, non hanno mai votato tutti insieme».

Sul voto ai fuorisede sì.

«Ci mancherebbe. Anche se in commissione non volevano inserirlo nel testo. Ringrazio Fabio Roscani per aver condotto a termine la battaglia dei giovani di FdI».

Sulle preferenze, però, vi hanno messo in difficoltà.

«Sono stati bravi a tessere questo intrigo di Palazzo per impedire agli italiani di esprimersi liberamente».

Ma tra voi chi ha tradito?

«Non lo so. Le debolezze dei singoli che pensavano di non essere candidati. Contattati, nel voto segreto, hanno dato più retta ai timori per il loro destino che ai leader».

Il ministro Giorgetti?

«Non risulta che abbia votato. Ma ciò che dispiace davvero è che non possiamo annunciare il ritorno delle preferenze. Perché, dopo tante chiacchiere, sapendo che li avremmo votati, il Pd non ha presentato alcun emendamento e l’M5S lo ha ritirato».

Quello di Vannacci ha avuto il vostro voto. Un inizio?

«Era per le preferenze e noi siamo coerenti. Ma chi ha cambiato casacca per seguirlo vota con Schlein e Conte».

Le donne non erano penalizzate?

«Terrorismo psicologico fatto da uomini che temono le preterenze. Se ci sono e metà in lista sono donne, cosa cambia la posizione in lista?».

Non hanno pesato i dissidi interni a Lega e FI?

«Vedo un centrodestra che riesce a rispondere ogni giorno ai problemi degli italiani».

Nessuna ritorsione di FI che non vuole l’allargamento dell’utilizzo delle intercettazioni ai reati spia?

«Non c’entra. Quello è un emendamento che favorisce la lotta alla mafia su cui FdI non accetta alcuno scambio, soprattutto all’anniversario della morte di Borsellino. Ringrazio Chiara Colosimo per la legge che toglie i figli ai mafiosi. Non possono essere tolti solo alla famiglia del bosco».

Meloni chiede riflessione.

«L’ascolteremo. Credo sarà ampia e approfondita».

Ripresenterete l’emendamento al Senato?

«Se ne discuterà».

Indicare il premier lede le prerogative del presidente?

«No, sceglierà chi vuole. E un’autolimitazione che si danno i partiti politici. Per arrivare al Conte 1 ci vollero go giorni di consultazioni. Immaginiamo con la crisi e due guerre il costo per il Paese?».

Meloni vuole il Quirinale?

«Giorgia pensa solo a governare. Trovo sgrammaticato discutere di sostituzione di un presidente nel pieno delle sue funzioni».

Con questa legge vi volete «imbullonare» al governo?

«Il contrario. Pur di dare al Paese stabilità diminuiamo il nostro peso parlamentare. Se poi l’opposizione non crede in sé stessa, come può convincere gli elettori? La legge aiuterà anche loro. L’opposizione dovrà scegliere un leader, un programma, una politica estera invece di far campagna elettorale solo su Meloni e il pericolo della democrazia».

Diminuite il vostro peso, dice. E il superpremio?

«Se si raggiunge il 42% dei voti al massimo ti fa arrivare al 55%. Meno di quanto prevedeva l’Italicum voluto dalla sinistra e passato al vaglio della Consulta. Ora abbiamo il 60% ma dobbiamo comunque accordarci con l’opposizione per le nomine di garanzia».

Il listone unico per assegnare il premio di maggioranza non è anticostituzionale?

«Non è un listone unico. Ma tante liste circoscrizionali i cui candidati sono anche obbligatoriamente capilista nelle liste dei partiti. Ma ricordo che nel ’48, a Costituzione appena approvata, fu previsto un collegio unico nazionale per il recupero dei resti. I padri costituenti erano ancora tutti vivi. Ma non scesero in piazza, come l’opposizione».

La legge è la bacchetta magica per la stabilità?

«No, la stabilità dipende dalla politica. Ma con questa legge si esce dal ricatto di pattuglie parlamentari e singoli cambiatori di casacche seriali».