Premio di maggioranza, voto ai fuori sede, indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio: ecco alcune delle novità introdotte dal testo approvato dall’aula di Montecitorio
Con 217 voti favorevoli, la Camera ha approvato la nuova legge elettorale. Disegno di legge che approda ora a Palazzo Madama per l’esame da parte del Senato. Una proposta che già in questa prima lettura fissa dei paletti che vanno nella direzione della stabilità, della chiarezza e dell’incentivo alla partecipazione. Basta con i giochi di palazzo, basta con le lunghe attese prima di vedere un governo. E in più i cittadini che vivono lontano dal luogo di residenza potranno, finalmente, votare con buona pace della sinistra che per anni ha preso in giro tutti gli studenti e lavoratori fuori sede, promettendo di rendere realtà il voto fuori dal comune di residenza, ma senza mai realizzarlo davvero. Grazie al governo Meloni diventerà realtà.
La legge elettorale approvata dalla Camera
La Camera dei deuptati ha approvato con 217 voti favorevoli la legge elettorale. Cosa cambia? Intanto, il sistema introduce un premio di maggioranza per la coalizione, o la lista, vincitrice, a condizione che superi il 42% sia per la Camera che per il Senato. Premio che consiste nell’assegnazione di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, con un limite: la coalizione che ne beneficerà non potrà superare i 220 deputati e i 113 senatori.Una condizione, quindi, a tutela delle minoranze a cui è garantita una rappresentatività minima.
Nel caso in cui non vi sarà una coalizione che supererà la soglia del 42% l’assegnazione dei seggi sarà proporzionale. Un’altra importante novità riguarda, l’indicazione del Presidente del Consiglio al momento della presentazione del programma elettorale da parte di ciascuna lista, o, in caso di coalizione, da parte di tutte le liste che la compongono.
Inoltre i cittadini fuori sede troveranno finalmente la possibilità di votare fuori dal loro comune di residenza. Chi si troverà lontano per motivi di lavoro, di studio o di salute, potrà votare previa comunicazione ed iscrizione in liste apposite. Infine, restano invariate le soglie di sbarramento: 3% per singole liste e 10% per le coalizioni.
Con la nuova legge elettorale vincerà l’Italia
Se passerà questa legge elettorale avrà vinto l’Italia. Perché l’Italia non può più permettersi, come la scorsa legislatura, di stare 90 giorni senza un governo. Non puòpermettersi partiti in perenne campagna elettorale costretti a elargire mancette, superbonus, redditi di cittadinanza e cotillon con l’ansia delle elezioni vicine, come la sinistra ha fatto negli anni precedenti.
Voto fuori sede: la dimostrazione che le idee si possono trasformare in Azione
Ma avranno vinto anche gli studenti e i lavoratori fuori sede. E non dovranno ringraziare pd e sinistra varia, che avevano votato contro l’allargamento del perimetro. Se potranno votare dovranno ringraziare Roscani, Azione Universitaria e Gioventù Nazionale, insieme alla rete di associazioni e blog.
Hanno fatto una grande battaglia civile, li ringrazio perché hanno dato un messaggio importante ai loro coetanei: “Non è mai inutile battersi per ciò in cui si crede. Chi vi dice che non cambierà mai nulla in questa Nazione è chi non vi vuole liberi e chi vi vuole prigionieri, chi vi vuole consumatori perfetti ma con dei cervelli atrofizzati. La dimostrazione che, con la volontà possiamo trasformare le idee in Azione.
La sinistra ha tradito gli italiani
Noi siamo sempre stati e continueremo ad essere a favore delle preferenze. Lo abbiamo sempre dimostrato. E nella discussione sulla legge elettorale Fratelli d’Italia avrebbe votato a favore di un emendamento sulle preferenze presentato dalla sinistra. Peccato, però, che proprio la sinistra si sia ben guardata dal depositare l’emendamento in Aula.
Vigliaccamente li hanno ritirati sapendo che sarebbero passati. La sinistra ha tradito il popolo italiano ancora una volta. Se avessero avuto il coraggio di difendere le preferenze avrebbero dovuto portare l’emendamento in aula. Sarebbe passato. Ma la verità è che restituire agli elettori la possibilità di scegliere il proprio parlamentare non era una loro priorità.


