Uffizi, da Montanari dimissioni ideologiche e pretestuose

Perso il senso del ridicolo. Qualcuno continua a pensare che la cultura sia appannaggio di una certa parte politica, ma così non è

Gli Uffizi esistono dal 1560, aperti come museo dal 1769. Ho la vaga impressione che i capolavori – tra gli altri di Michelangelo, Leonardo, Botticelli e Caravaggio – restino di interesse nonostante le dimissioni ideologiche di Montanari dal comitato scientifico del museo. Credo che una inspiegabile presunzione abbia fatto perdere il senso del ridicolo a Montanari.

Montanari si dimette dopo il cambio in CdA

È cambiato il Consiglio d’Amministrazione delle Gallerie degli Uffizi dal 2026 al 2031. Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha nominato figure autorevoli: tra questi ci sono Carlo Deodato, segretario generale di Palazzo Chigi, Alessandro Campi, professore dell’Università di Perugia e direttore dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano di Roma, Carmen Bambach, esperta a livello globale di Leonardo e responsabile del dipartimento Disegni e stampe del Metropolitan Museum of Art, e Stefano Mugnai, ex consigliere regionale ed ex deputato di Forza Italia.

Ma, a quanto pare, la nuova composizione del CdA, nominato da un ministro del governo Meloni, non è andata giù a Tomaso Montanari, storico d’arte e rettore dell’Università per stranieri di Siena. Quest’ultimo ha, infatti, affermato di volersi dimettere dal suo ruolo all’interno del comitato scientifico delle Gallerie degli Uffizi proprio a seguito delle nuove nomine. Una decisione dettata dal pregiudizio nei confronti di ogni scelta assunta dal Governo Meloni, non solo in ambito culturale.

Giuli: “Dimissioni appaiono pretestuose e deludenti”

“Montanari se n’è ghiuto, E soli ci ha lasciato. Le motivazioni addotte dall’esimio prof. Montanari – ovvero la nomina di impeccabili figure tecniche nel cda, come il segretario generale della Presidenza del Consiglio Carlo Deodato nonché, nel comitato scientifico, di una autorevolissima scienziata dell’arte come Carmen Bambach, tra l’altro curatrice al Met di New York – appaiono per lo meno al di sotto di ogni sospetto nella loro veste pretestuosa e decisamente deludenti, considerando la sua incompresa caratura intellettuale”, ha commentato il Ministro della Cultura Alessandro Giuli.