Referendum Giustizia, l’Ordine dei giornalisti finanzia i sostenitori del “No”

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In barba alla par condicio e allo statuto dell’ente hanno utilizzato le quote degli iscritti per favorire una parte politica

Ben 20mila euro, ecco la cifra che, come ogni anno, l’Ordine dei giornalisti destina all’associazione Articolo 21. Peccato, però, che proprio in occasione della campagna sul referendum sulla riforma della giustizia l’associazione abbia aderito al comitato per il no al referendum. È impensabile che i soldi dei giornalisti vengano usati per favorire un soggetto che, in quedsto frangente, fa politica.

Ordine dei giornalisti finanzia il “no” al referendum

Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Odg, ha deliberato un finanziamento di ben 20mila euro, come ogni anno, all’associazione Articolo 21 per i costi di gestione ed organizzazione delle attività in programma nel 2026. Ma proprio Articolo 21, in vista del referendum sulla riforma della giustizia, è impegnata, come si legge anche dal loro sito, in attività sociale a sostegno della campagna referendaria per il “no”. facendo anche parte del comitato della società civile a sostegno dei contrari alla riforma.

L’Odg ha così finanziato, in contrasto con il proprio statuto e con la par condicio, la campagna referendaria per il “no” nonostante durante il Consiglio alcuni dei componenti avessero fatto notare le problematiche relative all’approvazione dell’atto. Ancor più paradossale è che il Consiglio dell’Ordine che oggi finanzia di fatto la campagna per il “no” sia lo steso che ha annullato i corsi di formazione sulla riforma per l’ipotesi che, così facendo, non sarebbe stata garantita la par condicio.

Finanziano campagne elettorali con i soldi dei giornalisti

I fondi con cui l’Odg ha deciso, in contrasto con qualsiasi principio di campagna elettorale o referendaria, di finanziare l’associazione provengono dalle tasche degli stessi giornalisti. Questi ultimi, infatti, devolvono una quota che varia, a seconda della regione, da 90 fino ad anche 120 euro.

Di questi la metà è destinata al livello nazionale mentre l’altra metà resta agli Ordini regionali per le attività a favore dei giornalisti. E tra questi non tutti sono per il “no”. Pensare di poter usare questi soldi per finanziare attività a scopo indirettamente politico è inaccettabile.

Inaccettabile finanziare attività politiche di parte

In un periodo delicato come quello di oggi in cui ci troviamo nel pieno di una campagna referendaria, fatti come questo sono inaccettabili. Un ente pubblico come l’Ordine dei giornalisti non può permettersi di finanziare attività politiche di parte. Questo viola i principi di qualsiasi campagna, della par condicio come dello stesso statuto dell’ente.

Ancor peggio quando quei soldi provengono direttamente dalle tasche dei giornalisti.