«La trappola del Pd non ci ha divisi, con le preferenze meno antipolitica». La mia intervista a Il Secolo XIX

«Sulla legge elettorale il Centrodestra è rimasto unito. Autonomia differenziata? Era nel programma»

di Mario De Fazio

Onorevole Donzelli, sulla legge elettorale al Senato la maggioranza si è ricompattata.

«Sì, e grazie a Fratelli d’Italia e al centrodestra torneranno le preferenze, in modo che i cittadini possano esprimersi. Uno strumento che mancava dal 1992. Ora invece la sovranità è tornata al popolo».

Però ci sono i capilista bloccati, e il centrodestra ha votato contro l’emendamento del Pd sulle preferenze “pure”. Perché?

«La sinistra sostiene che avrebbe fatto meglio di noi, peccato che nei tanti governi in cui sono stati non mi risulta che abbiano mai inserito le preferenze nella legge elettorale. La verità è che non sono credibili, basti pensare che alla Camera avevano votato contro le preferenze. Mi sembra la storia della volpe e dell’uva: non sono riusciti a reintrodurre le preferenze quando avrebbero potuto e quindi ora disprezzano ciò che noi invece siamo riusciti a fare, cioè dare ai cittadini la possibilità di esprimersi sulle schede elettorali».

Fratelli d’Italia è storicamente favorevole alle preferenze. Avete dovuto trovare una mediazione con i vostri alleati?

«Certo, ma la questione dei capilista risponde anche a un’altra esigenza, quella di tutelare dalla corsa alle preferenze alcune personalità qualificate, esperte di determinate materie. È normale che i partiti scelgano alcuni nomi per formare una propria classe dirigente. E poi vorrei ricordare che la formula trovata dal centrodestra è molto simile all’Italicum, che la sinistra aveva proposto senza però avere poi la capacita di approvarlo».

Le opposizioni hanno definito la legge elettorale una “legge truffa”. L’emendamento sulle preferenze era una trappola per cercare di stanare le divisioni all’interno della coalizione di governo?

«L’emendamento del Pd era una evidente trappola: non avendo la possibilità di dare un contributo reale, speravano di spaccare il centrodestra. Ma non ci facciamo dividere dalle loro mosse. Avevamo due possibilità davanti: votare il testo del Pd e dividerci, oppure restare compatti e restituire agli italiani la possibilità di esprimere le preferenze alle elezioni politiche. Abbiamo preferito la seconda».

Però i rapporti tra voi alleati sono stati tesi sulla legge elettorale. Ora è tutto rientrato?

«Ma no, non ci sono mai state tensioni. Leggo continuamente allarmismi e sento dire dall’inizio della legislatura che il centrodestra litiga: ad ascoltare la sinistra saremmo dovuti durare due mesi, invece abbiamo dato all’Italia il governo più longevo della storia. Mi sembra che invece sia la sinistra a litigare e a non riuscire neanche a scegliere il capo della propria coalizione».

Ecco, l’indicazione del premier nella legge elettorale serve proprio a mettere in difficoltà l’opposizione che non ha ancora un leader definito?

«L’indicazione del premier è un modo per scegliere chi guida il Paese. Troppe volte abbiamo visto premier come Giuseppe Conte, che prima ha guidato un governo con Lega e Movimento Cinquestelle e poi un altro con Pd e Movimento Cinquestelle, senza che nessun italiano l’avesse mai votato. Noi invece crediamo che dare la possibilità agli italiani di scegliere sia il miglior antidoto contro la diserzione delle urne e l’antipolitica».

Intanto in Germania ha fatto scalpore il risultato di Alternative für Deutschland in Sassonia-Anhalt: è preoccupato dalla crescita di formazioni di destra radicale in Europa?

«Mi preoccupano l’immobilismo europeo e i governi di larghe intese. Chi non accetta governi del genere viene premiato, come accaduto a noi ai tempi del governo Draghi, ma le larghe intese possono anche far sorgere populismi. La cosa che mi preoccupa di più sono i tentativi di minare il bipolarismo, perché indeboliscono la democrazia».

Il governo ha previsto nuovi tagli alle accise per combattere il caro benzina. Basterà?

«Il Consiglio dei ministri ha fatto tutto il possibile per evitare che si arricchiscano gli speculatori e per aiutare i cittadini. È chiaro che non è abbastanza alla pompa di benzina ma è tutto ciò che si poteva fare in un contesto del genere».

Il consiglio regionale della Liguria ha dato via libera all’autonomia differenziata. È una riforma che garantirà maggiore forza ai territori o rischia di dividere il Paese?

«L’autonomia differenziata è una riforma importante, e grazie a Fratelli d’Italia si sono evitate sperequazioni tra Nord e Sud con una serie di strumenti di coesione. Era nel programma di governo, e noi stiamo rispettando la parola data agli elettori».

Qual è lo stato di salute di Fratelli d’Italia in Liguria?

«Il partito in Liguria sta bene: ci possono essere litigi o qualcuno che approfitta della generosità del partito, ma nonostante ciò il partito resta aperto, e pensa ai cittadini e non agli interessi personali. Con la gestione di Matteo Rosso siamo riusciti anche ad andare oltre ai confini storici della destra, allargandoci verso aree moderate. E i risultati sono importanti, sia per quantità che per qualità».