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‘Ndrangheta in Toscana: bufera sulla Regione

'ndrangheta in Toscana anche sulla 429

Inchiesta shock: da imprenditori accusati di mafia soldi a Giani, chiesero e ottennero la conferma di Gori per garantire le richieste della ‘ndrangheta in Toscana

Le mani della mafia sulla Toscana: inchiesta shock sui rapporti della ‘ndrangheta. Che fa tremare anche il Palazzo della Regione. Un’operazione dei carabinieri e della Dda di Firenze con 23 arresti ha stroncato in Toscana alcune della attività criminali riconducibili alla `ndrangheta.

Traffico di cocaina, controllo di lavori stradali, smaltimento illecito di rifiuti nelle concerie le accuse. Tra i 19 indagati, anche esponenti politici toscani e dirigenti di enti pubblici. Gli indagati in Regione sono il capo di gabinetto Ledo Gori per corruzione e il dirigente della Direzione Ambiente Edo Bernini. Indagata anche Giulia Deidda, sindaco di Santa Croce sull’Arno e il consigliere regionale Andrea Pieroni. Entrambi del Pd.

L’inchiesta coinvolge elementi di vertice dell’Associazione Conciatori di Santa Croce sull’Arno i quali, secondo l’accusa, rappresentano il fulcro decisionale di tutto l’apparato sotto indagine. Messa in luce anche l’infiltrazione che passava nel settore inerti della cosca calabrese Gallace che, preso il controllo su una storica azienda del Mugello, avrebbe condizionato la concorrenza aggiudicandosi importanti commesse pubbliche.

Fra le altre cose la ‘ndrangheta, attraverso il controllo di alcune aziende del territorio della Toscana, avrebbe messo le mani sulle gare per l’affidamento di appalti. Come quello per la realizzazione della strada 429 della Valdelsa. Almeno 8.000 tonnellate di scarti tossici provenienti delle concerie sarebbero state utilizzate nella realizzazione dell’infrastruttura.

In particolare, per la procura che ha aperto l’inchiesta Gori si sarebbe reso disponibile a soddisfare le richieste delle cosche della ‘ndrangheta in Toscana. Gori era fedelissimo dell’ex governatore Enrico Rossi, riconfermato anche da Eugenio Giani.

Secondo quanto ricostruito sarebbe avvenuto durante una cena del marzo del 2020, nel corso della campagna elettorale, e in successive visite elettorali nel comparto conciario. La conferma di Gori nel ruolo di capo di gabinetto, secondo l’accusa, sarebbe stata condizione essenziale per avere il sostegno degli imprenditori nella corsa elettorale.

Nell’ambito delle indagini sulla ‘ndrangheta in Toscana sono finiti agli arresti domiciliari Alessandro Francioni, presidente dell’associazione conciatori e membro del cda di Aquarno. Il direttore dell’associazione conciatori Aldo Gliozzi, il suo predecessore Piero Maccanti.

E poi Manuel Le Rose, dipendente della Lerose srl e gestore di un impianto di riciclaggio inerti a Bucine (Arezzo). E Annamaria Faragò, ritenuta responsabile della gestione amministrativa di tutte le aziende facenti capo all’imprenditore Francesco Lerose, anch’esso arrestato.