Non lo diciamo più solo noi: lo dimostrano i fatti. Una giustizia più giusta ed efficiente serve all’Italia. Sì, riformiamola
Cos’è questa se non una sentenza ideologica? Come può un magistrato chiedere un risarcimento per un clandestino con 23 condanne a suo carico, già definito una minaccia per l’ordine pubblico? Se la giustizia smette di proteggere i cittadini per difendere chi viola sistematicamente la legge, allora abbiamo un problema serio. Una soluzione, però, c’è: impugnare una matita e scrivere Sì.
Condannato 23 volte
Nella sua vita Laaleg Redouane, sempre che questo sia il suo vero nome, è stato condannato ben 23 volte. E non per per delle piccolezze. Più volte ha picchiato donne, rubato e avuto condotte violente. È arrivato ad utilizzare ben 13 alias per non affermare mai la sua vera identità. Per questo era stato raggiunto da un provvedimento di espulsione emesso dal Prefetto di Alessandria per “motivi di pericolosità sociale”.
Il giudice lo libera e chiede i danni all’Italia
Nonostante il suo curriculum di reati, nonostante i suoi innumerevoli alias, con nessuno dei quali ha mai avuto un permesso di soggiorno regolare, un giudice ha deciso di liberarlo. E guarda caso si tratta proprio dello stesso giudice, della corrente politica sinistra di “Magistratura Democratica”, che poco tempo fa ha annullato la multa fatta a Report per la pubblicazioni delle chat tra Sangiuliano e Boccia.
Ma non solo, oltre al danno anche la beffa. Perché adesso lo Stato italiano sarà costretto a risarcire 700 euro al clandestino che, nel frattempo, è tornato a piede libero senza identità.
Mai più di oggi serve la Riforma della Giustizia
Questa è l’ennesima prova di come oggi più che mai la Riforma della Giustizia sia una priorità per l’Italia. È impensabile che un migrante illegale condannato per ben 23 volte oggi si trovi ancora a piede libero. Ancor peggio se la decisione di rimetterlo in libertà sia in qualche misura frutto di impostazioni ideologiche.


