Askatasuna: ecco la cooperativa che dà lavoro i violenti

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Soldi pubblici arrivati, tramite assunzioni, nelle mani degli antagonisti che portavano caos nelle strade e distruggevano la città

Ma come fanno a mantenersi i professionisti dell’antagonismo, tra picchetti, manifestazioni e cortei? Una domanda che, almeno per quanto riguarda il centro sociale Askatasuna di Torino, potebbe trovare una risposta nelle carte del processo Sovrano in corso a Torino. Stando alle intercettazioni contenute nei fascicoli giudiziari moltissime persone gravitanti nell’orbita anarchica torinese hanno lavorato per una cooperativa, “La Testarda”, dal fatturato consistente frutto di commesse pubbliche. Un cortocircuito vero e proprio: enti come il Comune di Torino appaltavano servizi alla cooperativa, questa dava lavoro agli antagonisti che a loro volta erano dediti a scatenare il caos in città. Fatti che, se confermati, sarebbero gravissimi: inaccettabile che, seppur indirettamente, enti pubblici favoriscano centri sociali spesso protagonisti di azioni violente.

“La Testarda”, la cooperativa che finanziava Askatasuna

A riportare i fatti dell’inchiesta legata al processo Sovrano il quotidiano TorinoCronaca che, in più di un articolo, ricostruisce le modalità con cui i violenti del centro sociale di Askatasuna sgomberato riuscivano e mantenersi economicamente. A quanto pare dietro di loro ci sarebbe stata una cooperativa torinese “La Testarda”. Nelle carte del processo, infatti, di legge che nella coop “negli anni hanno lavorato, oltre a Guido Borio, diversi esponenti di Askatasuna”.

Addirittura dalle intercettazioni pare che un dipendente abbia fatto notare a Borio, il consigliere di amministrazione, come “certe persone hanno la precedenza su tutti e io non li vedo così bravi, ste persone hanno contratti a tempo indeterminato…cioè dentro sta arrivando tutta l’Askatasuna”.

I finanziamenti del Comune di Torino

La cooperativa “La Testarda” nasce nel 1982 ed attiva i primi progetti sociali insieme al Comune di Torino, sia grazie alla Giunta che al Consiglio comunale. L’amministrazione ha fornito spazi pubblici da poter utilizzare per le loro “prestazioni socio-sanitarie, attività di servizi alla persona, gestione di servizi residenziali, semi-residenziali e territoriali principalmente rivolti a persone disabilI”, come riporta l’articolo di TorinoCronaca.

Ma non solo. La cooperativa registra ben 11 milioni di euro di fatturato, 10 dei quali deriverebbero da fondi pubblici. Soldi dei cittadini che, se dovesse essere tutto confermato, sarebbero andati in maniera indiretta a finanziare quei criminali violenti di Askatasuna.

Criminali pagati con i soldi pubblici

Fatti estremamente gravi nel caso in cui dovessero essere confermati. Pensare che enti pubblici appaltino servizi a cooperative che poi danno lavoro a chi è dedito alla violenza significa che i soldi dei contribuenti vanno indirettamente a mantenere chi fa dell’illegalità e del caos una ragione sociale. Da una parte avrebbero “lavorato” presso una cooperativa che raccoglieva finanziamenti pubblici, dall’altra devastavano la città, portando caos nelle strade e occupando gli edifici: inaccettabile.

Proprio loro che facevano i picchetti di fronte alle case dove doveva essere eseguito uno sfratto, che manifestavano contro lo Stato, sarebbero stati i primi a sfruttare i soldi pubblici per il proprio tornaconto.