L’avvocato Di Donna, ex collega del leader del M5S, avrebbe sbloccato le commesse per i dispositivi sanitari in cambio di un lavoro “analisi, studio e predisposizione della documentazione”
Il nome dell’avvocato Luca Di Donna, ex collega di Giuseppe Conte, era già comparso durante le precedenti audizioni in Commissione Covid. Ed è ricomparso ancora, stavolta nel corso dell’audizione di Marco Spadaccioli, general manager della Adaltis Srl, società che nel 2020 si aggiudicò regolarmente due commesse di forniture per kit molecolari. Aggiudicazioni giunti solo dopo due lavori di “analisi, studio e predisposizione della documentazione” da parte dell’avvocato Di Donna, consulenze retribuite complessivamente ben 454mila euro.
La commessa all’avvocato Di Donna e Di Luca
Prosegue il lavoro di ricostruzione della verità sulla gestione dell’emergenza Covid. Durante le varie audizioni è emerso come, secondo le testimonianze, sarebbero state richieste agli imprenditori delle consulenze per poter ottenere le commesse. Chi non lo avesse fatto, sempre secondo le testimonianze, avrebbe subito controlli, sequestri, fino anche all’annullamento degli ordini.
Proprio Marco Spadaccini, general manager della Adaltis Srl, in Commissione Covid ha spiegato come lui stesso avrebbe pagato una consulenza di 454mila euro agli avvocati Di Donna e De Luca. Questa cifra rappresenterebbe il 10% dell’importo incassato e, dopo, avrebbe ricevuto le commesse dei dispositivi sanitari.
L’audizione in Commissione Covid
Ad essere audito in Commissione Covid il general manager della Adaltis Srl, azienda di tecnologie mediche, Marco Spadaccini. Un’altra interessante testimonianza delle opacità sulla gestione dell’emergenza Covid.
Secondo Spadaccini, infatti, i 454mila euro di consulenza all’Avvocato di Donna “possono essere stati pagati solamente per l’attività di controllo dei documenti prima di caricarli e per, credo, la lettera che hanno scritto quando non ricevevamo l’incasso. Non vedo altre attività oltre a queste”.
Poca attenzione su quanto emerso
Vedo poca attenzione su quanto emerso in Commissione Covid. Vorrei chiedere un parere sui 454mila euro che dallo studio di Conte venivano chiesti per avere appalti sulle mascherine. Questo è emerso in Commissione Covid e su questo tema i giornali, sempre molto attenti ai temi dell’onestà pubblica, li vedo poco attenti.
Bignami: “Alcuni imprenditori hanno denunciato un sistema con molte opacità”
“Le audizioni in Commissione Covid hanno fatto emergere un quadro inquietante sulla gestione della pandemia. Al dolore di chi ha subito tragiche perdite durante l’emergenza si unisce oggi l’indignazione per quanto stiamo ascoltando dagli auditi. Alcuni imprenditori hanno, infatti, denunciato un sistema con molte opacità, in cui per ottenere commesse su mascherine e tamponi dalla struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri sarebbe stato necessario prima pagare pseudo ‘consulenze’ agli avvocati, ex colleghi dello studio di Giuseppe Conte.
Proprio ieri il general manager di una società ha denunciato in audizione di aver pagato 454mila euro a professionisti dello Studio Alpa a fronte di commesse su circa 3.3 milioni di euro di materiale per il Covid.
È incredibile come dinanzi a queste testimonianze Giuseppe Conte continui a restare indifferente e a sminuire la vicenda. Se davvero non ha nulla da nascondere, cosa aspetta a farsi audire lui stesso in commissione? I cittadini meritano rispetto e il nostro gruppo farà di tutto per far emergere la verità”, ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami.
Filini: “Chi non pagava veniva perseguitato”
“La Commissione d’inchiesta sul Covid svela il sistema marcio che ha trasformato il Covid in una mangiatoia. Chi pagava ricche consulenze al circuito vicino al governo Pd-M5s otteneva commesse dalla struttura commissariale di Arcuri, nominato da Giuseppe Conte. Chi non pagava veniva perseguitato in ogni modo e gli veniva impedito di lavorare.
Questo è quanto sarebbe emerso dalle audizioni di più imprenditori e a pagarne le conseguenze sono stati soprattutto gli italiani”, così il deputato di Fratelli d’Italia Francesco Filini, componente della Commissione d’inchiesta sul Covid.
Buonguerrieri: “Commesse per chi pagava gli amici di Conte?”
“Durante la pandemia sarebbe esistito un sistema di affari che ruotava attorno alle commesse affidate dalla struttura commissariale di Domenico Arcuri, nominato da Giuseppe Conte.
In commissione d’inchiesta Covid abbiamo audito più imprenditori che, sotto giuramento, hanno reso testimonianze coincidenti: sono stati avvicinati dall’avvocato Luca Di Donna, collega dell’allora premier Giuseppe Conte, che ha chiesto loro, ricevendoli anche nello studio Alpa in cui ha lavorato lo stesso leader 5stelle, percentuali milionarie per risolvere problemi o procurare commesse con la struttura commissariale, mascherando il tutto – da quanto riferito dagli auditi – dietro una consulenza legale.
Questi fatti sono in correlazione? Se lo fossero, emergerebbe allora che, se gli imprenditori pagavano questi consulenti, ottenevano le commesse con la struttura commissariale di Arcuri, altrimenti restavano con un pugno di mosche in mano e subivano pure sospette ritorsioni.
Si trattava quindi di un sistema di affari consolidato che ha coinvolto la struttura commissariale di Arcuri e il governo Conte? Gli italiani devono sapere. Conte venga a riferire in commissione Covid anziché continuare a fuggire”, ha affermato Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Covid.


