Referendum giustizia: i momenti peggiori della campagna per il No

Dalla strumentalizzazione di alcune dichiarazioni di Falcone agli attacchi scomposti di Montanari per finire con l’esortazione di Schlein a votare per il Sì

Da quando è iniziata la campagna referendaria in vista dell’appuntamento con le urne del 22 e 23 marzo il fronte del No ha mostrato spesso il vero volto. Non una contestazione del merito, ma una sequela di bufale e menzogne, strumentalizzazioni, uscite scomposte e gaffe. Una campagna in cui hanno tentato di tutto. Sono partiti usando impropriamente le parole di Falcone e Borsellino, non si sono risparmiati veri e propri attacchi che spesso sono sfociato in offese – uno per tutti, Tomaso Montanari che ha definito dei “banditi” Meloni, La Russa, Nordio e Lollobrigida -, sono scivolati in gaffe imbarazzanti. L’unico sprazzo di amore per l’Italia nella loro campagna è stato quando la Schlein si è confusa e ha fatto un appello per il SÌ. Anche questi episodi ci convincono che il 22 e 23 marzo votare Sì sia la cosa giusta da fare.

Falcone e Borsellino strumentalizzati a favore del No

Poco dopo l’inizio della campagna referendaria la sinistra ha iniziato subito con le sue falsità. Sono arrivati ad utilizzare false interviste e dichiarazioni inventate di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Questo nel mero tentativo di delegittimare la riforma della giustizia. La realtà è un’altra. Falcone era apertamente a favore della separazione delle carriere.

Pd e Movimento 5 Stelle erano a favore della riforma

Oggi si sono schierati contro la riforma, ma un tempo anche loro chiedevano una riforma della giustizia per rimuovere le influenze delle correnti dalla magistratura. Primo il Movimento 5 Stelle, che nel primo governo lo aveva addirittura iscritto nel suo programma di governo, e poi il Partito democratico che alle elezioni 2022 si presentò con un programma elettorale al cui interno era presenta la proposta di riforma della giustizia. Questo per non tornare troppo indietro nel tempo: perché molti dei cardini della riforma su cui ci esprimeremo erano presenti in bozze di riforma, a partire dalla bicamerale del 1997 presieduta da Massimo D’Alema.

Montanari definisce banditi Meloni, Nordio, La Russa e Lollobrigida

In un suo intervento per promuovere il fronte del no il rettore dell’Università per stranieri di Siena Tomaso Montanari è arrivato ad attaccare volgarmente il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, ed il Ministro dell’agricoltura, Francesco Lollobrigida. E non lo ha fatto con una critica “lieve”, ma li ha proprio additati come dei “banditi”.

Il Pd ha usato gli azzurri del curling per spingere il no

Il Partito democratico tra un falsità e l’altra sulla riforma della giustizia ha deciso di utilizzare perfino gli azzurri del curling per promuovere la campagna per il no. Peccato, però, che proprio gli atleti non abbiano mai autorizzato l’utilizzo dei loro video per promuovere il voto referendario a sostegno del no. Una scivolata che ha costretto il Pd a rimuovere il post.

Schlein esorta a votare Sì

Non potevamo non finire con un momento per certi versi tra i migliori: la gaffe della segretaria del Pd Elly Schlein, che in conclusione di uno degli ultimi comizi ha esortato i presenti a sostenere i comitati per il Sì. Proprio così, la segretaria del Partito democratico ha esordito dicendo di appoggiare il “comitato civico per il Sì”. Una gaffe o un lapsus subliminale, non è dato sapere. Resta agli atti che anche la numero uno del Pd ha sostenuto il Sì, come del resto numerosi e autorevoli esponenti della sua area politica.

Ecco il video ripubblicato all’interno delle proprie pagine social da Sietedeipovericomunisti: