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Minori: in Emilia atrocità con la sinistra in regia. Inascoltato l’allarme Forteto

Galeotti in commissione Forteto

Quando si ascoltano storie del genere vengono i brividi. Succede ogni volta che ad essere coinvolti sono i più deboli, quelli che hanno tutta una vita davanti, ma che non si possono difendere: i bambini.

Lascia sconvolti lo scandalo sull’affidamento dei minori emerso in Emilia Romagna (LEGGI QUI), dove sedici persone sono state arrestate: avrebbero agito per allontanare bambini dalle famiglie naturali e collocarli in affido retribuito ad amici e conoscenti. Un vero e proprio business che andava avanti da molti anni e avrebbe coinvolto decine e decine di minori.

Dalle carte dell’inchiesta emergono fatti raccapriccianti: i bimbi sarebbero stati sottoposti a ore e ore di intensi “lavaggi del cervello” durante le sedute di psicoterapia, e suggestionati anche con l’uso di impulsi elettrici. Solo per citare l’episodio raccapricciante di un’inchiesta che svela un quadro surreale.

Uno scandalo ha numerose analogie con un’altra pagina buia, quella del Forteto, di cui mi sono occupato dal 2011 e che tutt’oggi mi vede impegnato a fianco delle vittime (LEGGI QUI).

Intanto c’è il ruolo centrale della politica, e ancora una volta vede il coinvolgimento del Partito democratico, con un suo esponente: fra gli arrestati c’è il sindaco di Bibbiano (Reggio Emilia) Andrea Carletti. E non a caso un fatto del genere è accaduto in un’altra regione dal “sistema rosso”: l’Emilia Romagna.

Nel caso Forteto il Partito comunista e i suoi eredi fino al Pd, con moltissimi suoi esponenti sia locali che nazionali, sono stati coinvolti con appoggi diretti, aiuti, sostegni anche economici attraverso le istituzioni.

C’è il ruolo centrale degli assistenti sociali, che hanno fatto “il bello e il cattivo tempo”. Avrebbero redatto le false relazioni per allontanare bambini dalle famiglie.

Molte famiglie dei ragazzi affidati al Forteto non erano certo da considerare un “modello“. Lo stesso potrebbe essere detto per il caso emiliano. Ma questo non giustifica le amenità compiute, e anzi sono state il grimaldello usato per mettere in campo questo business.

Fra le persone coinvolte anche Federica Anghinolfi, responsabile del servizio sociale integrato dell’Unione di Comuni della Val d’Enza (LEGGI QUI), omosessuale e “paladina” delle famiglie arcobaleno.

Secondo gli inquirenti “sono state la sua stessa condizione personale e le sue profonde convinzioni ad averla portata a sostenere con erinnica perseveranza la ‘causa’ dell’abuso da dimostrarsi ‘ad ogni costo'”.

Al Forteto agivano i pedofili: è a tutti noto che al guru Rodolfo Fiesoli piacessero i bambini. Quell’esperienza nasceva dall’ideologia post sessantottina, dalla volontà di creare una sorta di “comune“, dove si viveva secondo regole di comunità, senza i ruoli centrali di mamma e papà.

Ancora una volta, dunque, il contesto ideologico di messa in discussione del modello familiare è stato determinante. Ed è pericolosissimo. Il caso Forteto evidentemente non è stato un allarme ascoltato.