Dal 2017 le commissioni d’esame per l’accesso in magistratura vengono scelte in maniera casuale per evitare l’influenza delle correnti
Esaminare e selezionare i candidati che aspirano a diventare magistrati è un’attività importante e delicata. Tanto delicata che il Consiglio superiore della magistratura, a cui spetta il compito di costituire le commissioni d’esame, ha deciso dal 2017 di adottare il metodo del sorteggio proprio per limitare l’influenza delle correnti. In nove anni nessuno si è stracciato le vesti, neanche dalle parti dell’Associazione nazionale magistrati che in questo periodo si sta scagliando contro il sorteggio per la composizione degli organi di autogoverno della magistratura, come riporta il Il Foglio, in questo articolo. Pur di attaccare la riforma della giustizia voluta dal governo Meloni, c’è una parte della magistratura e della sinistra che attacca il metodo introdotto dalla riforma, dimenticando che è già in vigore per altre importanti selezioni.
Il sorteggio del Csm
Fino al 2017 i magistrati che componevano le commissioni di valutazione per l’accesso in magistratura erano tutti nominati dal Csm. Nomine per le quali l’appartenenza ad una o l’altra corrente risultava determinante. E proprio per limitare il peso delle correnti all’interno di scelte così importanti, in totale autonomia, il Csm decise di introdurre il sorteggio.
Da nove anni, pertanto, viene stilata una lista di magistrati che si sono resi disponibili i cui nomi vengono poi estratti a sorte per andare a comporre le commissioni. L’unico ruolo per il quale rimane la nomina diretta è quello del Presidente della commissione.
Attaccano la riforma sul sorteggio, ma lo utilizzano
Da quando è stato indetto il referendum sulla riforma della giustizia una parte della magistratura e certa sinistra si sono schierati per il no scagliando critiche feroci contro alcuni aspetti della riforma, tra cui il sorteggio per la formazione dei due Consigli superiori della magistratura. Hanno parlato del sorteggio come se fosse una follia inapplicabile, un metodo mai visto prima che avrebbe distrutto la magistratura.
Eppure sono stati proprio i magistrati i primi ad applicarlo dal 2017 e con lo stesso obiettivo che pone anche la riforma della giustizia del governo Meloni: limitare l’influenza delle correnti politicizzate all’interno della magistratura. Questa è la dimostrazione dell’ipocrisia con cui alcuni cercano di portare avanti una campagna ideologica contro la riforma della giustizia.
Nessun motivo per votare no
Giorno dopo giorno tutte le false accuse mosse nei confronti della riforma vengono sistematicamente smontate sulla base dei fatti e dei dati. Non esiste un motivo per cui votare no. Hanno provato anche ad attaccare il metodo del sorteggio quando i magistrati sono i primi ad averlo introdotto autonomamente. E adesso qualcuno vorrebbe raccontarci che questo metodo è inadatto e persino pericoloso?
Il dibattito referendario va affrontato in maniera razionale e, soprattutto, nel merito. Non lanciando false accuse scordandosi di come lavora ad oggi il Csm e gli altri organi della magistratura. Per questo come per tutti gli altri motivi, al referendum del 22 e 23 marzo serve votare sì. Per dare una svolta reale alla giustizia in Italia.


