Errori giudiziari, quasi 1000 innocenti vittime della malagiustizia ogni anno

errori giudiziari

Ben 950 casi all’anno di ingiusta detenzione, quasi una decina di sentenze definitive ribaltate. A pagare il prezzo i cittadini e lo Stato: in 30 anni quasi un miliardo di euro per risarcimenti e indennizzi. Pochissimi invece i magistrati sanzionati. Ecco come inciderà la riforma

Provano a far credere che la riforma della giustizia riguardi solo magistrati, giudici e avvocati e che non incida minimamente nella vita dei cittadini. Vadano a dirlo alle decine di migliaia di persone che sono state vittime di errori giudiziari. Vite segnate da sentenze poi rivelatisi sbagliate o da carcerazioni basate su accuse poi cadute. Inoltre, ad essere toccata indirettamente è l’intera cittadinanza: perché dalle casse dello Stato ogni anno escono oltre 29 milioni di euro per indennizzi e risarcimenti. Da quando è effettuato un monitoraggio puntuale dei casi al 31 ottobre scorso si raggiunge la cifra di oltre un miliardo di euro, soldi pubblici versati dallo Stato per decisioni evidentemente errate dei magistrati. Magistrati che molto spesso non hanno ricevuto neanche una censura per i loro errori da parte della sezione autonoma del CSM. Anche per ovviare a questa incongruenza tra il numero di errori giudiziari e il numero di sanzioni disciplinari comminate, e garantire l’indipendenza dei magistrati da ogni possibile rischio di condizionamento, la riforma della giustizia su cui saremo chiamati ad esprimerci domenica 22 e lunedì 23 marzo prevede l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare autonoma dal CSM, organo di autogoverno titolare di ben altre funzioni. Un organismo terzo e imparziale, a tutela della magistratura stessa, oltre che di una giustizia giusta a garanzia di tutti i cittadini.

Circa 1000 casi di ingiusta detenzione all’anno

Dal 1992 al 31 ottobre 2025 in Italia si sono registrati 32484 casi di persone che hanno vista limitata la loro libertà per provvedimenti poi rivelatisi errati. Stiamo parlando di casi di ingiusta detenzione (custodia cautelare in carcere o arresti domiciliari per persone poi assolte e talvolta neanche rinviate a giudizio) o per revisioni di processi (ma in questo caso mancano i dati degli ultimi tre anni, come ricorda l’associazione Errori giudiziari, che da oltre 25 anni tiene e aggiorna questa triste contabilità). In trentaquattro anni quasi 33mila casi: significa circa mille all’anno. A dominare la statistica i casi di ingiusta detenzione, cioè quasi 950 innocenti finiti ogni anno in custodia cautelare, e poi indennizzati dallo Stato. Ingiuste restrizioni della libertà ripagate – se mai la libertà possa essere quantificabile economicamente – con un totale di oltre 925 milioni di euro.

Errori giudiziari: 222 innocenti condannati e poi riabilitati

Se le numerosissime ingiuste detenzioni sono relative a periodi limitati nel tempo e senza una sentenza definitiva di condanna, gli errori giudiziari in senso stretto riguardano i casi di persone condannate con sentenza definitiva ma che, a seguito di revisione del processo, vedono rivista o cancellata la condanna. Storie terribili di innocenti incarcerati per anni per errore, vite sospese per lunghi anni senza uno straccio di motivo. In trenta anni (per questa fattispecie i dati si fermano al 2022) sono stati 222 i casi, per un esborso da parte dello Stato di oltre 82 milioni di euro.

Ben 950 casi all’anno di ingiuste detenzioni, quasi una decina di errori giudiziari in senso stretto. Il totale sfiora il migliaio all’anno. Ebbene, se ci concentriamo sul triennio 2023-2025 scopriamo che le sanzioni disciplinari a carico dei magistrati (peraltro non esclusivamente legate agli episodi di malagiustizia) sono state 194, neanche 65 all’anno. Ma quel che balza agli occhi è che questi rappresentano appena il 5 percento degli esposti che arrivano alla Procura generale della Cassazione. Il 95 percento non ha invece seguito.

Gli effetti nefasti di una giustizia che non funziona

Oltre un miliardo di euro in poco più di trent’anni per indennizzi e risarcimenti conseguenti errori giudiziari o ingiuste detenzioni. Una cifra mostruosa, ma che non è niente rispetto all’impatto sulle vite di cittadini innocenti. Storie di malagiustizia note o meno note, come l’ingiusta detenzione di Enzo Tortora, la gogna mediatica per l’ex parlamentare del Pd Stefano Esposito o la drammatica vicenda di Angelo Massaro, in carcere per 21 anni prima che un nuovo processo ne appurasse l’innocenza. Storie che Radio Atreju ha raccontato rispettivamente qui, qui e qui). 

Sia detto chiaramente, nessuna legge o riforma potrà impedire totalmente gli errori, ma un sistema con percorsi separati, organi di autogoverno distinti e liberi da condizionamenti interni ed esterni e una corte autonoma chiamata a sanzionare eventuali errori va nella direzione di ridurli al minimo. Nell’interesse dei magistrati stessi e di tutta la cittadinanza. Ecco perché questa riforma tocca ognuno di noi. Ed ecco perché è fondamentale votare sì al referendum di domenica 22 e lunedì 23 marzo.