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La conferenza stampa di fine anno di Giorgia Meloni

Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel corso della conferenza stampa di fine anno

Quasi tre ore, 45 domande: non una semplice conferenza stampa, ma una maratona che ha visto il presidente del Consiglio Meloni uscire tra gli applausi

Politica interna, economia, riforme, covid, guerra, cultura, relazioni internazionali: Giorgia Meloni a tutto campo nella conferenza stampa di fine anno più lunga degli ultimi decenni. Quasi tre ore di confronto, 45 risposte puntuali e approfondite (qui la trascrizione testuale), intramezzate da battute del capo del governo che hanno strappato sorrisi ai giornalisti.

Un appuntamento fisso, quello della conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio. Una prima volta per Giorgia Meloni, che non ha potuto tracciare un bilancio di un anno di attività. Ma l’occasione per rivendicare l’operato del governo in questi due mesi, commentare l’attualità, tracciare l’azione per il 2023 e gli anni a seguire.

Una conferenza stampa per certi versi storica, sicuramente perché Giorgia Meloni è il primo Presidente del Consiglio donna della storia d’Italia («Non è solo arrivarci, è dimostrare che si può fare ad altissimi livelli e rompere tutti quei tabù che hanno accompagnato tanti decenni di pregiudizi»).

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Uno scatto della conferenza stampa del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni

E storica anche perché Giorgia Meloni è il primo Presidente del Consiglio proveniente da una forza politica di destra, come è stato fatto notare a più riprese durante la conferenza stampa. Un ruolo a cui è giunta grazie al coraggio avuto dieci anni fa nel far nascere Fratelli d’Italia, alla coerenza e alla perseveranza dimostrate i questi anni, alla consapevolezza di quel che sarebbe potuto accadere (qui il resoconto della conferenza programmatica del maggio scorso).

E ovviamente all’amore per l’Italia che è tratto determinante della cultura politica di Giorgia Meloni e di FdI. Per dirla con le sue parole in conferenza stampa «Mi piacerebbe lasciare una nazione orgogliosa e ottimista. Quando si va all’estero ci si rende conto di quanto ci sia voglia d’Italia, di quanto siamo stimati. Una buona ragione per non mollare».