In Europa passa, ancora una volta, la linea italiana: da oggi processi accelerati per i rimpatri verso un maggior numero di Stati e niente più ambiguità ed interpretazioni
Il via libera del Parlamento europeo alle nuove norme sulle procedura per la richiesta di asilo segna una svolta epocale. Norme, l’Italia ha suggerito e caldeggiato, che si basano su due obiettivi: velocizzare l’esame delle domande per rendere più rapidi i rimpatri e un allargamento dell’elenco dei “Paesi sicuri”. Quelli, cioè, verso i quali sono più rapide le procedure d’esame delle domande. Passa anche la possibilità di creare centri di rimpatrio fuori dall’Unione. La nostra Nazione ha saputo, con coraggio e determinazione, imprimere un cambiamento necessario in Europa, restituendo alla politica il governo del fenomeno migratorio, troppo spesso ostacolato da interpretazioni. Un successo del governo Meloni che rende finalmente efficaci i rimpatri e restituisce forza e credibilità all’azione degli Stati.
Definita la lista dei Paesi sicuri
Il Parlamento europeo ha approvato, anche con una larga maggioranza di 408 voti favorevoli, gli accordi raggiunti sull’istituzione di un elenco condiviso di paesi di origine sicuri. L’Unione europea è andata anche a disciplinare i “Paesi terzi sicuri” non lasciando più spazio a possibili interpretazioni.
I Paesi che da oggi rientrano all’interno della lista sono il Bangladesh, la Colombia, l’Egitto, il Kosovo, l’India, il Marocco e la Tunisia. Ma non solo, oltre a questi tutti i Paesi candidati per l’ingresso all’interno dell’Unione europea verranno considerati come “Paesi terzi sicuri”. Novità anche per gli hub che si trovano in Paesi terzi: tutte le Nazioni europee potranno concludere accordi per far esaminare le domande direttamente sul luogo.
Processi accelerati per i rimpatri
Con l’approvazione della lista dei Paesi sicuri l’Unione europea va finalmente incontro ad una visione più pragmatica della gestione dei flussi migratori. La definizione dei Paesi sicuri, infatti, comporta molti cambiamenti dal punto di vista della sicurezza. Primo tra tutti quello di poter procedere ad attivare procedure accelerate per il rimpatrio dei migranti clandestini o che sono destinatari di un provvedimento di rimpatrio.
In Europa passa la linea italiana, con il dispiacere della sinistra
Adesso non ci potranno più essere definizioni particolari di “Paese terzo sicuro”. Per troppo tempo sono stati impediti rimpatri proprio perché il Paese di origine del migrante irregolare era considerato non sicuro. Ma da oggi cambia tutto. Niente più ambiguità. L’Unione europea, con l’approvazione dell’elenco e delle nuove norme, ha tracciato un cambio di passo netto rispetto agli anni precedenti.
Mentre da sinistra sentenziavano contro le decisioni dei rimpatri, il governo Meloni ha lavorato seriamente e l’Europa ha deciso di seguire la linea dettata proprio da Giorgia Meloni. Un risultato concreto che si traduce nella delineazione di una visione precisa: quella di gestire i flussi migratori e di garantire la sicurezza nelle città italiane ed europee.
Kelany: “Con governo Meloni Ue ha cambiato approccio”
“La lista europea dei Paesi di origine sicuri, approvata oggi dal Parlamento Ue, include molti degli Stati già designati dall’Italia, come Bangladesh, Egitto e Tunisia. È la prova che il Governo italiano ha sempre operato legittimamente e che le sentenze che hanno rimesso a piede libero i migranti socialmente pericolosi trattenuti nei Cpr, contestando la designazione dei Paesi sicuri fatta dall’Italia, erano più dettate dall’ideologia che da ragioni di merito. In queste prime settimane dell’anno registriamo un significativo calo degli sbarchi, con il 55% in meno rispetto al 2025.
È un trend che auspichiamo di consolidare grazie al nuovo quadro giuridico europeo che consente una protezione più efficace delle frontiere, distinguendo chi ha realmente diritto all’asilo da chi approfitta del nostro sistema di accoglienza senza averne i requisiti. Un cambio di approccio determinato dall’impegno dell’Italia e di Giorgia Meloni”, ha affermato Sara Kelany, deputata di Fratelli d’Italia e responsabile dipartimento Immigrazione del partito.


