Covid, 492 milioni di sprechi con le Primule di Arcuri

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Dopo Arcuri, il Generale Figliuolo – audito in Commissione Covid – annullò la spesa e rinegoziò i contratti con i fornitori risparmiando milioni di euro

Dopo i miliardi spesi in mascherine e altri dispositivi di protezione non idonei, dopo il sistema di affari con favoritismi e percentuali sulle commesse, ora è la volta dei 492 milioni di euro destinati dall’allora Commissario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri per le “Primule”, i centri di vaccinazione che avrebbero, peraltro, rallentato e ritardato il piano vaccinale. Quasi mezzo miliardo di euro fortunatamente risparmiati a seguito della rimozione di Arcuri e della sua sostituzione con il generale Francesco Paolo Figliuolo. A ribadirlo proprio quest’ultimo, in occasione della sua audizione in Commissione Covid, Commissione che continua così a svolgere il suo prezioso lavoro, con l’obiettivo di far luce sulle tante ombre sulla gestione dell’emergenza Covid.

Le primule di Arcuri

L’entrata in scena del vaccino contro il Covid pose Regioni e Comuni davanti all’esigenza di individuare sedi adatte alla somministrazione alla popolazione. Ospedali, palazzetti, fiere, palestre, caserme: questi i luoghi individuati in prima battuta, per ragioni logistiche ed economiche.

Ma qualcuno non era d’accordo: il Commissario per l’emergenza Covid Arcuri. Arcuri, scelto dall’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, accantonò le soluzioni più immediate ed economiche e decise di perseguire una strada più complessa, onerosa e lenta: le famigerate “primule”. Strutture che avrebbero occupato circa 315 metri quadrati l’una, per un costo di 409mila euro ciascuna da moltiplicare per le 1200 previste. Per un totale, appunto, di circa mezzo milione di euro. Tutto questo a fronte di sole sei postazioni vaccinali per ogni primula.

Figliuolo bloccò la procedura

La procedura fu, fortunatamente, bloccata dal Generale Figliuolo dopo che, nel marzo del 2021, prese il posto di Arcuri come Commissario dell’emergenza. Non solo, audito in Commissione Covid ha affermato come rinegoziò i contratti con le imprese fornitrici arrivando a risparmiare milioni di euro.

Buonguerrieri: “Ci stupiamo che Procure non abbiano ancora ritenuto di avviare accertamenti”

“Nel triste periodo a cavallo tra l’inverno e la primavera 2020, gli italiani venivano chiusi in casa a suon di Dpcm firmati da Giuseppe Conte e annunciati ‘con il favore delle tenebre’. In quello stesso periodo si consumava, da quanto emerso dai lavori della commissione d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, un vorace banchetto.

Il quadro appare desolante: parallelamente ai fiumi di miliardi di euro gettati al vento per dispositivi di protezione inidonei e pericolosi per la salute, per banchi a rotelle, per le app ‘Immuni’, per i ‘centri primule’, per le quantità esorbitanti di dosi di vaccino, si costituiva un vero e proprio sistema di affari, caratterizzato da favoritismi ad amici della sinistra e percentuali sulle commesse assegnate dalla struttura commissariale di Domenico Arcuri, nominato da Giuseppe Conte

Dai lavori di commissione Covid sono emersi fatti gravi e nuovi, su cui ci stupiamo che le Procure non abbiano ancora ritenuto di avviare accertamenti. Anche per questo è importante il lavoro della Commissione, perché è rimasto l’unico strumento di verità e trasparenza che dobbiamo agli italiani, in particolare a tutti coloro che hanno perso un loro caro durante la pandemia: è inaccettabile che il dolore collettivo di un’intera Nazione sia stato trasformato nella più grande mangiatoia di denaro pubblico della storia recente.

Chiuderemo i nostri lavori con una relazione pubblica che invieremo anche a tutte le procure d’Italia. Lo abbiamo promesso, andremo fino in fondo”, ha affermato Alice Buonguerrieri, deputata di Fratelli d’Italia.