Askatasuna, 30 anni di violenze

Centinaia di cortei e presidi puntualmente finiti in scontri con le Forze dell’Ordine. Perché se è vero che non tutti i tumulti di piazza vedono coinvolto il centro sociale torinese, è altrettanto vero che la loro presenza è garanzia di guerriglia urbana

Una storia trentennale, quella del centro sociale Askatasuna, fatta di occupazioni, di cortei non autorizzati, di assalti pianificati militarmente, di azioni mirate a bloccare l’iniziativa politica della destra, di occupazioni di università, sedi di partito e aule istituzionali. Manifestazioni quasi sempre finite in violenti scontri con le Forze dell’Ordine. Scontri che hanno causato, nel corso dei 30 anni di violenze, il ferimento di migliaia di agenti, gli ultimi, ben 108, il 31 gennaio 2026 a Torino.

I centri per i migranti clandestini, l’Alta Velocità, le missioni di pace, l’arresto di anarchici, le politiche sulla scuola e il lavoro, la Palestina. Ogni motivo è (stato) buono per gli antagonisti di Askatasuna per scendere in piazza e scatenare guerriglie. Questa è la storia del centro sociale torinese Torino, trent’anni di attività che, come ha detto nel 2025 la Procuratrice generale di Torino, “genera eversione di piazza, concetto da intendersi come sconvolgimento e rovesciamento dello stato delle cose”. Quello che segue è un elenco non esaustivo dei peggiori episodi di violenza firmati Askatasuna.

1996-2000, dalla nascita alle prime violenze

Il 1996 è l’anno di nascita del centro sociale. Alcune decine di persone occupano un edificio di proprietà del Comune di Torino e lo ribattezzano “Askatasuna”, parola basca che significa “libertà”. I riferimenti sono chiari: la lettera iniziale di Askatasuna è l’ultima lettera dell’acronimo di ETA, l’organizzazione basca che ha causato la morte di più di 800 persone nella sua storia.

Il primo episodio passato alle cronache, risalente al febbraio 1998, è il ferimento di un militante della Lega Nord durante uno scontro avvenuto a Torino. Passa un anno e militanti di Askatasuna occupano la sede della Federazione provinciale di Torino dei Democratici di Sinistra, che allora esprimevano il Presidente del Consiglio. Motivo dell’iniziativa l’arresto del leader del Partito Comunista curdo Abdullah Ocalan. Non è che l’avvisaglia di quanto sarebbe accaduto un paio di mesi dopo. 

1999, manifestazione del 1° Maggio a Torino. Il tradizionale corteo degenera a causa di Askatasuna: violenze contro gli organizzatori accusati di essere troppo moderati, quindi lanci di sassi, colpi di bastoni e danni a vetrine e altri servizi, l’aggressione a una pattuglia della Polizia, molotov contro la sede della Camera del Lavoro. Centodieci antagonisti denunciati (e difesi da Giuliano Pisapia, allora parlamentare di Rifondazione comunista, in seguito sindaco di Milano per il centrosinistra) ed europarlamentare per il Pd), feriti tra le Forze dell’Ordine, tra cui due agenti della Digos, aggrediti mentre transitavano nei pressi del centro sociale.

Nel 2000 la condanna di un militante storico di Askatasuna per aver preso parte ad alcuni attentati contro l’Alta Velocità in Val di Susa porta a un corteo che si tiene il 5 febbraio. Fortunatamente solo schermaglie, ma le premesse per le violenze c’erano tutte: manifestanti con caschi attaccati alla cintura e manici di piccone in mano, mucchi di sassi, carrelli da supermercato carichi di sanpietrini, bulloni, pezzi di tubo. Un arsenale di munizioni preparato per una battaglia che fortunatamente non c’è stata.

2001-2010, Scontri ad Alta Velocità

23 gennaio 2001, vigilia del vertice Italia-Francia sull’Alta Velocità: un’occasione troppo ghiotta per Askatasuna. Alcuni militanti del centro sociale occupano l’aula del Consiglio regionale del Piemonte per protestare contro il progetto della Torino-Lione. Momenti di tensione perché i manifestanti non intendono andarsene, minacce e spintoni a esponenti del centrodestra e lunga sospensione dei lavori.

Neanche una settimana dopo, il 29 gennaio, una manifestazione pacifica dei sindaci della Val di Susa viene inquinata dalla presenza di alcuni antagonisti che cercano la provocazione e lo scontro. La conseguenza? I primi cittadini prendono le distanze dai facinorosi e interrompono anzitempo il corteo.

Non solo Alta Velocità. Gli anarchici di Askatasuna, nonostante il nome richiami la libertà, non tollerano che giovani di destra facciano, civilmente e nel rispetto della legge, attività politica. Il 13 marzo 2001 è l’ultimo giorno di campagna elettorale in vista delle consultazioni universitarie. Gli studenti del Fuan-Azione Universitaria Torino allestiscono un banchino nell’atrio di Palazzo Nuovo, una delle sedi dell’Ateneo. All’improvviso sono aggrediti da militanti di collettivi e centri sociali, tra cui Askatasuna. Banchetto rovesciato, materiale disperso, momenti di tensione. Un poliziotto in borghese tenta di calmare gli animi ma cade e viene colpito da una raffica di calci. La motivazione dell’assalto è nelle parole di uno dei militanti di sinistra: «Non tolleriamo un certo tipo di propaganda politica all’interno dell’università». Askatasuna: libertà. Ma solo se la pensi come loro.

Luglio 2001, G8 di Genova. Nei giorni precedenti su Internet appaiono numerosi appelli a firma Askatasuna, in cui si caldeggia lo sfondamento dell’area rossa di Genova, la zona riservata allo svolgimento del vertice e vietata a chiunque voglia contestare. Il centro sociale torinese esce dalla rete del Genoa Social Forum rivendicando il diritto di andare oltre i divieti e accusando il GSF di eccesso di dialogo con le istituzioni. Tre persone vicine ad Askatasuna vengono fermate: a loro carico l’accusa di aver distribuito bastoni ed altre armi da un furgone durante il corteo del 21 luglio e per aver partecipato a devastazioni e saccheggi di immobili, tra cui i locali di un asilo. Il centro sociale torinese finisce al centro delle indagini sulla regia degli scontri.

22 febbraio 2002, nel capoluogo piemontese è in calendario un convegno organizzato da Forza Nuova. Trecento persone provenienti da Askatasuna si muovono verso l’hotel sede dell’evento. La Polizia li ferma per impedire che la situazione degeneri, la risposta degli antagonisti è un fitto lancio di pietre e cubetti di porfido contro gli agenti. E ancora, cassonetti incendiati, barricate in mezzo alle strade, arredi urbani devastati, vetri delle auto parcheggiate in frantumi. E agenti di Polizia feriti.

29 marzo 2003, un corteo pacifista a Torino finisce con un bilancio che parla da solo: 17 feriti tra poliziotti e carabinieri – alcuni con prognosi non lievi – nel tentativo di bloccare l’azione di un gruppo di autonomi incappucciati, armati di spranghe e bastoni e i tascapane pieni di sanpietrini. Scontri preceduti di qualche giorno da un episodio inquietante: l’assalto a una volante della Polizia, chiamata con l’inganno sul posto dell’agguato. Gli antagonisti tentano di incendiare l’auto, dopo avere gettato contro i cassonetti dati alle fiamme.

18 giugno 2005. violenti scontri, cassonetti in fiamme, lancio di pietre e tondini in centro città. Così si è conclusa la manifestazione “antifascista”, organizzata dai centri sociali di Torino, in testa Askatasuna. Le Forze dell’Ordine cercano il dialogo con gli organizzatori, lasciando loro la libertà di bloccare anche parte del centro, ma i manifestanti, caschi in testa, passamontagna abbassati, tascapane carichi di pietre e spranghe in mano, decidono di scatenare la guerriglia: lancio di pietre e tondini anche contro le vetrine e i dehors affollati, devastazione degli arredi urbani e slogan carichi di odio, tra cui il trito «Uccidere un fascista non è reato» e «Una, cento, Nassiriya», offesa alla memoria dei nostri militari caduti due anni prima in Iraq. Il bilancio degli scontri: una decina i feriti tra Carabinieri e Polizia.

14 dicembre 2010

Askatasuna va in trasferta e si rende protagonista degli scontri a Roma per protesta contro il Governo Berlusconi. Blindati in fiamme in Piazza del Popolo, via del Corso disseminata di sampietrini, motorini distrutti, vetri di auto in pezzi, panchine divelte. Circa sessanta feriti tra le Forze dell’Ordine. 

2011-2020, un decennio di guerriglie pianificate

21 marzo 2011, l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si reca a Torino per presentare il candidato sindaco in vista delle imminenti elezioni amministrative. Pretesto perfetto per Askatasuna per scendere in piazza e creare disordini. Vandalismi e petardi contro le Forze dell’Ordine, transenne lanciate e un tappeto di vetri di bottiglia. Due agenti costretti alle cure mediche. Per questo episodio è stato condannato uno dei leader storici di Askatasuna, assieme ad altri cinque antagonisti.

27 giugno 2011. Quattro ore. Tanto è durata la guerriglia portata avanti dai No Tav, con in prima linea i centri sociali, intenzionati a impedire l’arrivo di mezzi di lavoro presso il cantiere dell’Alta Velocità in Val di Susa. Pesantissimo il bilancio: 64 feriti tra poliziotti, carabinieri e finanzieri.

Il 3 luglio 2011 è la Giornata di protesta nazionale contro l’Alta Velocità. Migliaia di militanti dei centri sociali, compresa Askatasuna. cercano di assaltare il cantiere di Chiomonte, ingaggiando violenti scontri con le Forze dell’Ordine. Scontri che durano diverse ore. Il bilancio finale è il più pesante della storia delle guerriglie innescate dai centri sociali con 188 feriti, alcuni abbastanza gravemente, tra le Forze dell’Ordine: 37 carabinieri, 136 poliziotti, 15 finanziari. Tra questi una storia inquietante: quella di Luigi De Matteo, militare dell’Arma in servizio in Val di Susa quel giorno. Durante la battaglia, perché di quella si tratta, De Matteo viene sequestrato, denudato, derubato e picchiato selvaggiamente dagli antagonisti. Il referto medico parla chiaro: denti spaccati, un timpano rotto e un occhio lesionato, per una prognosi di 400 giorni. Seguì il congedo per le conseguenze psicologiche dell’agguato. E oltre al danno la beffa: i soli due antagonisti del branco che sono andati a processo sono stati assolti. In questo video la testimonianza diretta di Luigi De Matteo.


Quelli riportati sono gli episodi più gravi tra i tanti assalti – ultimo quello dell’8 dicembre – portati avanti dai centri sociali contro le aree di cantiere del progetto ferroviario o di manifestazioni contro l’Alta Velocità tenutesi a Torino, con l’inaccettabile corollario di attacchi deliberati alle Forze dell’Ordine.

Come ogni estate, anche in quella del 2013 la Val di Susa torna teatro delle imprese dei militanti di Askatasuna in versione No Tav. In particolare il 31 agosto vanno distrutti dalle fiamme sono due compressori e un’automobile di una ditta che opera nel cantiere dell’Alta Velocità; negli stessi istanti un centinaio di incappucciati si presenta davanti alla rete di recinzione, quasi a voler assistere alla scena. In contemporanea, a qualche decina di chilometri di distanza  una pattuglia di carabinieri ferma un’auto con un vero e proprio arsenale a bordo: cinque molotov, sei maschere antigas, sei tubi in plastica usati come mortai, sei pneumatici per le barricate, cinque fionde, quattro cesoie, 31 chiodi a quattro punte. E 18 tute scure con il cappuccio. Quelle indossate dagli antagonisti in occasione delle loro azioni violente.

Inizia l’autunno, cambia il campo di battaglia: il 25 settembre Askatasuna torna a colpire all’Università, prendendo di mira i ragazzi di Azione Universitaria; una quarantina di antagonisti tentano di assaltare un banchino allestito dagli studenti di destra presso il Campus Einaudi dell’Ateneo torinese. Per fortuna non riuscendoci.

Passiamo al 2014, più esattamente l’8 novembre. Ancora una volta scontri all’Università di Torino, ancora una volta aggressioni degli antagonisti contro gli studenti di destra. Lanci di uova, spintoni e bastonate. Quello che doveva essere un comunissimo volantinaggio si è trasformato in uno scontro senza esclusioni di colpi, con un assalto a colpi di mazze e bastoni al banchino dei ragazzi del Fuan-Azione Universitaria di Torino. Episodio simile anche il 10 marzo dell’anno successivo: gli antagonisti tentano di assaltare nuovamente un banchino degli studenti di destra in corsa per le elezioni universitarie, poi ripiegano sull’aula loro assegnata dall’Ateneo, vandalizzandola. E accanendosi pure su un giovane che stava assistendo alla scena.

28 giugno 2015, rituale manifestazione in Val di Susa contro l’Alta Velocità, rituale degenerazione in scontri. Un centinaio di incappucciati con tute nere e maschere antigas in assetto da guerriglia sferrano attacchi contro le Forze dell’Ordine schierate a protezione dei varchi. E accompagnando l’avanzata con il lancio di pietre, bottiglie e razzi. Lo stesso materiale sequestrato, con l’aggiunta di mazzoli da muratore, poco dopo dalla Polizia in un furgone che era al seguito del corteo. Sono 16 i condannati.

Il 25 novembre l’obiettivo di Askatasuna torna ad essere il nemico politico. Un’aggressione in piena regola, quella portata da militanti del centro sociale di Torino contro ragazzi del Fuan-Azione Universitaria, intenti a pulire e riordinare l’aula assegnata loro dall’Ateneo. Intervento reso necessario dall’intrusione degli antagonisti di poche ore prima: muri imbrattati, oggetti rovesciati a terra, computer rubati. Proprio mentre i ragazzi di destra stanno ripulendo e sistemando l’aula, dedicata a Paolo Borsellino, una cinquantina di antagonisti armati di caschi e bastoni irrompe e aggredisce i militanti del giovanile di Fratelli d’Italia, mandandone tre all’ospedale.

Cattivi maestri. Il 26 novembre 2016 Askatasuna festeggia 20 anni di illegalità e lo fa invitando a parlare Renato Curcio, fondatore mai pentito delle Brigate Rosse.

1° maggio 2017. Come nella tradizione gli antagonisti guidati da Askatasuna si inseriscono nel corteo per la Festa dei lavoratori, per poi lasciarlo per essere liberi di scatenare disordini e scontri con le Forze dell’Ordine a colpi di manici di piccone, bastoni e pietre. Nelle perquisizioni effettuate a seguito degli scontri la Polizia trova anche tre coltelli e una mazza da baseball.

30 settembre 2017

Dopo un’estate corredata dei soliti attacchi a folate contro i cantieri dell’Alta Velocità, l’autunno è inaugurato con una guerriglia urbana. Una decina di agenti feriti, di cui uno in maniera grave, a seguito della serie di scontri avvenuti a Torino in occasione del G7. Petardi e bombe carta contro le Forze dell’Ordine, cassonetti incendiati, lancio di oggetti: il solito repertorio di Askatasuna e della galassia antagonista.

Il 23 febbraio 2018 è un’iniziativa di CasaPound a Torino a innescare la reazione dei centri sociali, a partire da Askatasuna. Circa 400 antagonisti scatenano un fitto lanci di pietre, bottiglie, bombe carta e provano a sfondare a più riprese il cordone di sicurezza delle Forze dell’Ordine. Sei agenti rimangono feriti, il più grave dei quali ha dovuto essere operato a una gamba per l’estrazione di un bullone conficcato in un petardo.

7 settembre 2018, la Val di Susa, è nuovamente teatro di scontri. 80 manifestanti, molti dei quali riconducibili ad Askatasuna, compiono un blitz contro il cantiere dell’Alta Velocità a colpi di oggetti contundenti, razzi e bombe carta, mentre un altro gruppo appicca un incendio.

1° maggio 2019. Come da tradizione dei militanti di Askatasuna, il corteo sindacale per la Festa dei lavoratori è l’occasione per rivendicare intolleranza nei confronti di chi non la pensa come loro. Il 1° maggio 2019 è segnato dai tafferugli scatenati dagli antagonisti del centro sociale torinese a seguito del tentativo di prendere la testa della manifestazione ed allontanare i promotori, al grido “Fuori Polizia e Pd dal corteo”. Scontri, lanci di bottiglie, e di altri oggetti causano il ferimento di alcune persone, tra cui un poliziotto e una persona del servizio d’ordine del Pd.

Attacchi organizzati, pianificati militarmente, eseguiti “professionalmente”. Il 27 luglio 2019 un festival musicale No Tav diventa l’innesco per un nuovo assalto al cantiere dell’Alta Velocità in Val di Susa. Un centinaio di partecipanti riescono a raggiungere la cancellata, sfondandola. Un’azione ben studiata, come dimostra la sassaiola “di copertura” proveniente da un costone della montagna. Sette attivisti condannati.

Il 13 febbraio 2020 l’Ateneo di Torino torna ad essere teatro di tensioni causate dagli estremisti di sinistra. Presso il Campus Einaudi una trentina di militanti vicini ad Askatasuna cercano di impedire ai giovani universitari di destra di effettuare un volantinaggio. La Polizia cerca di riportare ordine, ma incontra la resistenza degli antagonisti. Scoppiano disordini che causano il ferimento di otto poliziotti e due guardie giurate e la devastazione dell’aula Paolo Borsellino, assegnata dall’Ateneo agli studenti vicini a Fratelli d’Italia e già oggetto di assalti in passato. Il procedimento giudiziario ha visto dieci condannati per violenza privata.

Nel dicembre 2020, nel giro di pochi giorni gli antagonisti contrari all’Alta Velocità si rendono protagonisti di attacchi alle Forze dell’Ordine impegnate a difesa del cantiere di Chiomonte, in Val di Susa. Il 10 e il 13 dicembre alcune centinaia di attivisti, quasi tutti incappucciati, attaccano le Forze dell’Ordine nel tentativo di raggiungere il cantiere, dove nei giorni precedenti sono iniziati i lavori di allargamento. Due i feriti: un poliziotto e un finanziere, colpiti dai sassi lanciati dai manifestanti. Seguono non banali tafferugli, ma una guerriglia vera e propria, con i No Tav di Askatasuna che si nascondono nei boschi divisi in tre fronti per attaccare le Forze dell’Ordine da tre punti diversi per accerchiare e superare i blocchi di Polizia e raggiungere il cantiere. Ancora una volta blitz pianificati militarmente.

2021-2026, dall’intensificarsi degli scontri allo sgombero

Sulla stessa scia dell’anno precedente anche nel 2021 si registra una lunga sequenza di assalti al cantiere dell’Alta Velocità in Val di Susa. I No Tav scagliano in più assalti bombe carte, fuochi d’artificio e razzi contro i reparti delle Forze dell’Ordine schierate in difesa dell’area, appiccano incendi, danneggiano le recinzioni.

Il 18 febbraio 2022 a Torino si svolge un corteo per ricordare due giovanissimi morti in incidenti sul lavoro mentre svolgevano il progetto di alternanza con la scuola. La manifestazione degenera: un gruppo di incappucciati si stacca dal corteo e si dirige verso la sede dell’Unione degli Industriali. Lanciano vernice contro gli agenti e tentano l’assalto alla palazzina, impedito dalle Forze dell’Ordine. Feriti sei carabinieri e un funzionario di Polizia, colpito da una bastonata di un militante di Askatasuna.

Primavera-estate 2022, Askatasuna torna alla guerriglia No Tav in Val di Susa e a Chiomonte. Folate di attacchi portati con pietre e razzi e indirizzati contro il cantiere e contemporanei assalti condotti dai soliti incappucciati. Ormai un segno distintivo degli antagonisti torinesi. Altri episodi simili con lanci di razzi, petardi, bombe carta e sassi scagliati da incappucciati contro le Forze dell’Ordine si verificano il 30 luglio, il 28 agosto e a dicembre, causando il ferimento complessivo di una quindicina di agenti.

Immancabilmente, anche il 1° maggio 2022 è segnato da tensioni. Otto agenti della Mobile di Torino feriti durante i disordini causati da militanti dell’area antagonista, in testa Askatasuna. Armati con i sostegni in ferro dei cartelli stradali, i manifestanti provano a raggiungere piazza San Carlo per contestare gli interventi sindacali e istituzionali. Incontrato il blocco delle Forze dell’Ordine, provano a forzarlo con bastoni e lanci di bottiglie. Tredici gli agenti feriti.

Non poteva mancare la solidarietà a Cospito tra i pretesti per scatenare la guerriglia urbana. È quel che accade il 4 marzo 2023 a Torino, protagonisti centri sociali, circoli anarchici. E ovviamente Askatasuna. Un migliaio di persone scendono in piazza, lasciando per strada vetri in frantumi, auto distrutte, vetrine dei negozi infrante, monumenti imbrattati. Cartelli stradali sono stati divelti e utilizzati come armi di fortuna contro il cordone di sicurezza. Due agenti feriti.

Un luglio intenso, quello del 2023, per i No Tav incappucciati. Il 22 un tentato assalto al cantiere con lancio di bombe carta e razzi ad altezza uomo. La settimana successiva un’ora di assalti in cui i gruppi di incappucciati hanno lanciato molotov, bombe carta, petardi con l’ausilio di mortai artigianali e sassi, costringendo le Forze dell’Ordine a chiudere l’autostrada A32. A riprova delle cattive intenzioni, il mese dopo nei presidi No Tav vengono rinvenuti ordigni, artifici pirotecnici, munizioni rudimentali, chiodi a quattro punte e strumenti d’assalto.

C’è anche Askatasuna tra i partecipanti al corteo non autorizzato di protesta contro la presenza a Torino del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nell’ottobre 2023. I manifestanti tentano di sfondare i dispositivi di sicurezza, reiterando sei o sette volte i tentativi di forzare il blocco. Il bilancio dei feriti è di quattro agenti dei reparti di Torino e Genova.

2024, prende piede la protesta pro Pal.

Il 13 febbraio al termine di un presidio di solidarietà alla Palestina davanti alla sede Rai di Torino, una cinquantina di manifestanti pensano bene di cercare lo scontro con le Forze dell’Ordine schierate a protezione del palazzo. Un assalto portato avanti con bastoni fumogeni e bottiglie di vetro. Sette operatori tra Polizia e Carabinieri feriti, danni a un mezzo blindato.

28 febbraio

Un paio di settimane dopo è ancora la Polizia ad essere oggetto delle violenze degli antagonisti. Una volante è assaltata a Torino, presso gli uffici della Questura. Una cinquantina di persone, autonomi dei centri sociali e anarchici, circondano l’auto della Polizia per liberare un uomo di origini marocchine che doveva essere accompagnato in un centro di rimpatrio in Lombardia in vista dell’espulsione dall’Italia.

Libertà, ma solo se la pensi come loro. Il 2 marzo, ancora una volta, gli antagonisti vicini ad Askatasuna si rendono protagonisti di un’aggressione nei confronti dei “nemici” politici. Accade a Torino, nel quartiere San Paolo, durante un volantinaggio di Fratelli d’Italia: aggressione ai simpatizzanti di FdI, bandiere spezzate e il tentativo di sottrarre il materiale politico.

Dieci giorni dopo l’obiettivo degli antagonisti si sposta su dirigente scolastico del liceo Einstein di Torino, Marco Chiauzza. Contro di lui una macabra scritta vergata su un muro: “Chiauzza morto”. La sua colpa? Aver denunciato una ventina di studenti che avevano occupato la succursale del liceo, oltre ad aver pubblicamente sottolineato le responsabilità di alcuni disordini durante una manifestazione. Ecco le sue parole: “I fascisti rossi di Askatasuna sono rimasti coraggiosamente nelle retrovie, pensando bene di mandare allo sbaraglio a prendersi le manganellate quattro ragazzetti sprovveduti, dopo averne opportunamente farcito le teste della loro ideologia tanto demenziale quanto stantia, non senza l’ausilio di qualche insegnante che si guadagna lo stipendio vomitando comizi durante le ore che dovrebbero essere di lezione”.

Non solo 1° Maggio. Anche i cortei per celebrare la Liberazione sono il pretesto per far scoppiare disordini. Il 25 aprile 2024 militanti dei centri sociali, con Askatasuna e Fronte della Gioventù Comunista sin testa, i scagliano contro altri manifestanti non comunisti, la cui colpa era aver portato in piazza bandiere ucraine, iraniane e dell’Unione europea, oltre a un cartello dedicato alla Brigata Ebraica con sopra la Stella di David. Bandiere strappate, cartello distrutto evidentemente perché ritenuto sionista, oltre a pugni e calci a chiunque si opponeva alla loro violenza.

Quattro giorni dopo, altri momenti di tensione in occasione di una manifestazione di protesta in occasione della riunione dei ministri dell’Ambiente presso la Reggia di Venaria. Il tentativo di forzare il cordone di polizia a protezione degli alberghi che ospitano le delegazioni e di Palazzo Madama, sede della serata di gala, è respinto. Gli antagonisti decidono allora di muoversi verso il centro cittadino, lanciando a più riprese uova, fumogeni e bottiglie e colpendo gli agenti con aste e bastoni.

8 giugno 2024, Manifestazione di solidarietà al popolo palestinese.

Il corteo pro pal si conclude con l’occupazione della stazione ferroviaria di Porta Nuova, a Torino. Non prima di aver regalato le solite imprese: vetrine imbrattate, strade bloccate e inoltre la bandiera di Israele bruciata nel corso di un falò improvvisato in corso Vittorio Emanuele. 45 persone identificate, tra cui molti riconducibili ad Askatasuna.

Arriva l’estate e, come accade da anni, luglio in Val di Susa significa assalti al cantiere dell’Alta Velocità e scontri con le Forze dell’Ordine. Le folate di attacchi da parte degli incappucciati si ripetono con lo stesso arsenale di biglie di ferro e batterie di razzi, bombe carta, petardi collegate a bombolette di gas, fuochi d’artificio e pietre. Alcuni feriti tra le Forze dell’Ordine, 55 militanti di Askatasuna denunciati.

Lo stesso copione di luglio si ripete il 6 ottobre, a seguito dello sgombero del presidio No Tav a San Giuliano (Torino), con l’aggiunta di bombolette di gas buttate dentro le fiamme delle barricate e di chiodi a quattro punte per forare i pneumatici dei mezzi delle forze dell’ordine. 

Il 5 ottobre a Roma violenti scontri durante il corteo non autorizzato pro Palestina. In prima linea militanti dei centri sociali, tra cui Askatasuna, oltre ad altre realtà antagonisti di altre città. Camionette delle Forze dell’Ordine attaccate con lanci di pietre, bombe carta e bottiglie di vetro; segnali stradali utilizzati come arieti per infrangere il cordone di polizia. A corredo slogan inneggianti al 7 ottobre e a difesa di Hamas. Il bilancio è di una venticinquina di agenti costretti a ricorrere alle cure mediche.

Il 15 novembre a Torino una manifestazione pro Palestina finisce ancora una volta in scontri a causa della presenza dei militanti di Askatasuna. I bravi ragazzi del centro sociale torinese prendono la testa del corteo deviando il percorso. Ancora agenti, ben 20, costretti a ricorrere alle cure dei sanitari a causa del lancio di una capsula contenete gas urticante. Teatro dei disordini il centro di Torino, in particolare l’area davanti alla Prefettura, alla sede Rai e alla Mole Antonelliana.

Il 23 novembre Fratelli d’Italia torna bersaglio dell’intolleranza dei “libertari” di Askatasuna. Un tradizionale banchino del partito è nuovamente preso di mira dal gruppo di antagonisti. Fortunatamente senza conseguenze.

Una settimana dopo si registra un nuovo tentativo di invadere la stazione Porta Nuova di Torino e occupare i binari. In occasione di una manifestazione sindacale gli antagonisti di Askatasuna prima attaccano i carabinieri davanti alla Prefettura, poi provano a sfondare il cordone di polizia presso lo scalo ferroviario, infine lanciano fumogeni e danno fuoco a maxi foto di Giorgia Meloni e del ministro della Difesa Guido Crosetto, oltre a un fantoccio con le sembianze di Matteo Salvini.

Il 2025 si pare con un corteo di solidarietà per Ramy Elgami, il 19enne morto a Milano durante un inseguimento con i carabinieri. Nella sera del 9 gennaio circa 500 manifestanti vicini ad Askatasuna e altri centri antagonisti cercano deliberatamente lo scontro con le Forze dell’Ordine: bombe carta, bottiglie, pietre, pali in ferro e l’apertura di un blindato con gli agenti a bordo. Fino al tentativo di assaltare il commissariato di Polizia “Dora Vanchiglia”. Respinti dalle Forze dell’Ordine si “limitano” a imbrattarne i muri e rompere le vetrate, Non contenti puntano poi a un Comando dell’Arma dei Carabinieri. Cinque feriti tra le Forze dell’Ordine. Tutto mentre il Comune di Torino a guida Pd porta avanti il dialogo con il centro sociale, legittimando di fatto l’occupazione.

Non solo scontri di piazza: dagli atti del processo contro 28 militanti di Askatasuna per gli assalti in Val di Susa e disordini a Torino tra il 2019 e il 2021 emerge una storia terribile. Una donna nigeriana residente nei dormitori gestiti abusivamente dal centro sociale racconta alle telecamere di Quarta Repubblica di esser stata picchiata dai militanti di Askatasuna e di aver perso conseguentemente il bambino. In precedenza la trasmissione aveva diffuso intercettazioni degli stessi antagonisti contenenti frasi raccapriccianti nei confronti di alcuni degli “ospiti” africani.

Il 25 aprile, come da tradizione, i militanti di Askatasuna danno il meglio di loro stessi fomentando la tensione, cercando scontri e confermando il loro concetto di libertà assaltando la sede di Fratelli d’Italia. Sempre a Torino, poco più di un mese dopo, altro assalto a colpi di piccone a una sede di FdI, per fortuna non riuscito.

22 settembre, in occasione di una manifestazione per la Palestina e di solidarietà con la Global Sumud Flotilla i manifestanti guidati dai militanti di Askatasuna occupano i binari della stazione Porta Nuova di Torino. Stesso copione nella sera del 1° ottobre successivo.

Diverso il teatro e diverse le motivazioni dei disordini del 27 ottobre: all’esterno del liceo Albert Einstein di via  Bologna, durante un volantinaggio organizzato da Gioventù Nazionale Torino, un gruppo di studenti aderenti al Kollettivo Einstein, emanazione universitaria di Askatasuna, decide che il volantinaggio non s’ha da fare: gli studenti di destra, secondo questi libertari a senso unico, non meritano agibilità politica. Agenti della Digos intervengono per riportare l’ordine, ma incontrano la resistenza dei bravi ragazzi del Kollettivo, provocando disordini. Bilancio: tre poliziotti feriti.

Il 14 novembre il corteo promosso per il “No Meloni Day” si conclude con il tentativo da parte di alcuni antagonisti legati ad Askatasuna di entrare nella sede della Città Metropolitana di Torino. I poliziotti proteggono l’accesso e i manifestanti li aggrediscono con calci, colpi di aste di bandiera e un estintore, il cui gas è spruzzato contro le Forze dell’Ordine. Il bilancio finale è di nove agenti del Reparto Mobile feriti.

21 novembre, anche un evento sportivo è un pretesto valido per scatenare il caos. Bologna: è in programma la partita di basket di Eurolega tra Virtus e  Maccabi Tel Aviv. L’odio verso Israele è uno dei marchi di fabbrica di Askatasuna e dell’intera galassia antagonista, e l’occasione è da non perdere. Il capoluogo emiliano diventa un campo di battaglia, con cassonetti incendiati, lanci di lacrimogeni, bottiglie di vetro, petardi, pietre e perfino fuochi d’artificio esplosi ad altezza uomo verso gli agenti schierati. Tra le Forze dell’Ordine restano feriti 15 poliziotti e un finanziere.

Una settimana più tardi, il 28 novembre, è il giorno dell’irruzione nella sede del quotidiano La Stampa. Cogliendo l’occasione del corteo indetto per lo sciopero generale un centinaio di militanti di Askatasuna a volto coperto puntano alla redazione dello storico quotidiano torinese, deserta per uno sciopero dei giornalisti. Prima lanciano fumogeni e strappano le telecamere esterne di  videosorveglianza, poi irrompono nell’edificio, mettendolo a soqquadro. Libri rovesciati, giornali strappati, sedie e tavoli ribaltati, muri ricoperti di scritte contro i giornalisti, a favore della Palestina e di un imam di Torino espulso. Poi la fuga, non prima di aver scaricato letame sulle scale che conducono alla redazione.

Tra i due precedenti gravi episodi i bravi ragazzi di Askatasuna trovano anche il tempo di tentare di impedire la presentazione di un libro su Sergio Ramelli a Susa. Tentativo fallito e limitato a un presidio di protesta da cui spiccano e risuonano slogan macabri, figli di un tempo che non deve tornare. Tra questi: lo striscione con la chiave inglese e lo slogan «Fascio morto concime per l’orto», «La nonna partigiana me l’ha insegnato, uccidere un fascista non è reato», «ci piace di più il fascista a testa in giù».

18 dicembre, giorno dello sgombero della palazzina che per quasi trent’anni ha ospitato il centro sociale Askatasuna. Immancabile la guerriglia messa in atto dagli antagonisti, ovviamente incappucciati, con un fitto di lancio di petardi e bottiglie contro le Forze dell’Ordine, compiuto anche attraverso l’utilizzo di un tubo di lancio artigianale. Il bilancio finale è di dieci poliziotti dei reparti mobili feriti, con prognosi fino a 29 giorni.

Passano due giorni e gli scontri si ripetono, Torino è nuovamente devastata dalle violenze dei militanti di Askatasuna, esplose con particolare veemenza dopo lo sgombero dell’immobile. Ancora una volta a pagarne le conseguenze sono i cittadini e le Forze dell’Ordine, con sette feriti.

Il 2025 si conclude con altri episodi di tensione causati dai militanti di Askatasuna.

Nell’ultima notte dell’anno a Torino durante il corteo ‘Street Parade” promosso dagli attivisti del centro sociale, manipoli di manifestanti hanno lanciato bombe carta e petardi contro le Forze dell’Ordine, causando il ferimento di alcuni carabinieri.

Il 17 gennaio 2026, nonostante le violenze delle ultime settimane Askatasuna ottiene uno spazio universitario per una riunione organizzativa in vista della manifestazione del 31 gennaio. E lo fa chiamando a raccolta altre realtà antagoniste. Le parole d’ordine fanno presagire il peggio: “ci volevano in prigione, chiusi, ci avranno nelle piazze. E sarà dura”, dicono, aggiungendo che “il 31 gennaio vogliamo essere capillari e prenderci tutta la città”.

Il resto è la cronaca delle violenze commesse dagli antagonisti proprio nel corso della manifestazione del 31 gennaio, una guerriglia urbana “preordinata e ben organizzata” che ben si riassume nel video dell’aggressione a colpi di martello a un poliziotto.

Come ha riportato Il Giornale in questo articolo un bilancio approssimativo delle conseguenze delle delinquenziali azioni di Askatasuna & co. parla di oltre 250 mila unità delle Forze dell’Ordine impiegate ogni anno per garantire la sicurezza in occasione delle manifestazioni indette in questi trenta anni. Con relativi costi per la mobilitazione sostenuti dalla collettività, ma soprattutto con le conseguenze per migliaia di agenti costretti a ricorrere alle cure mediche. Senza considerare i danni economici, quasi 7 milioni di euro solo per quelli causati in Val di Susa, oltre ai milioni di euro provocati dalle devastazioni nelle città. Questa è Askatasuna, tollerata, coccolata, talvolta vezzeggiata da certa sinistra.