“Ma quali drammi, solo scelte. C’è il programma da completare, a partire dal tema sicurezza”, la mia intervista al Corriere della Sera

La premier in aula? Quando serviva non si è mai sottratta

di Virginia Piccolillo

Il No al referendum è stato un terremoto o una slavina che porta giù tutto?

«È la sinistra che spera nella drammatizzazione o in un cortocircuito. Non ci sarà. Stiamo lavorando serenamente per il bene degli italiani».

Però, drammi e dimissioni ce ne sono state. Altri?

«Sono state fatte scelte per lavorare senza essere intralciati da polemiche inutili».

Delmastro, Bartolozzi e Santanchè non sono state le spine nel fianco del governo?

«Non certo loro, ma le polemiche potevano essere d’intralcio. Anzi ringrazio Andrea, Giusi e Daniela che hanno anteposto al proprio l’interesse della nazione».

Le polemiche c’erano anche prima. Dimissioni tardive?

«Spetta ai diretti interessati, non certo al Pd e al M5S, decidere quando si devono dimettere i ministri».

Ma la linea di governo ora non ha bisogno di un «reset»?

«Per capire quale sarà basta andare sul programma delle scorse elezioni e vedere le poche cose che sono rimaste da fare. Quella è la linea e saranno al centro dei nostri sforzi».

Inclusi premierato e autonomia?

«Finché durerà la legislatura, ci impegneremo a fare quanto promesso. Leggo critiche e bugie. Ma abbiamo realizzato gia il 70% del programma».

Quindi nessun rimpasto?

«Non è mia prerogativa decidere di questo, sarebbe una sgrammaticatura istituzionale».

Farete la legge elettorale a colpi di maggioranza come la riforma costituzionale?

«La legge elettorale non è la priorità per gli italiani. Dall’inizio abbiamo cercato il confronto con le opposizioni, ascolteremo qualsiasi proposta e accetteremo qualunque cambiamento. Ma il principio della governabilità è un patrimonio che non va disperso. Non siamo disposti a fare una legge elettorale che riporti l’Italia nel pantano».

La cambiate perché temete di perdere?

«A noi converrebbe questa. Con un pareggio, come primo partito, daremmo noi le carte per governo, coalizioni e presidente della Repubblica. Ma le larghe intese non sono nel nostro dna. Non governeremo mai con Pd e M5S».

Da qui alle elezioni su cosa punterebbe?

«Concretizzare tutte le misure sulla sicurezza».

Per la sinistra il fermo preventivo è liberticida e autoritario.

«Faccio notare che ha fatto sì che potessero fare in tranquillità e senza incidenti le manifestazioni dove hanno detto di noi cose terribili. Ma noi vogliamo garantire la libertà di espressione per primi ai nostri avversari. Poi denunciare che la democrazia è in pericolo come fa Avs perché la polizia bussa alla camera di Ilaria Salis mi sembra eccessivo. Il suo assistente Ivan Boninn, che era in stanza con lei, è già stato arrestato e condannato per violenza politica. Che non possa essere fermato perché, oltre a essere il suo collaboratore, stava con la Salis mi pare una presunzione di innocenza da casta un po’ eccessiva. Ricordo che Avs ha portato in Parlamento Soumahoro, Grimaldi che va insieme ai martellatori di poliziotti e Lucano che è coinvolto nelle inchieste sull’immigrazione».

Intanto voi dovete sostituire Delmastro e l’ex ministra Santanchè. Chi andrà al suo posto?

«È una prerogativa del presidente della Repubblica sentito il presidente del Consiglio».

Nordio è saldo?

«Certo. È da sempre molto generoso. Ma è in missione per l’Italia, concentrato a portare avanti solo il suo dovere».

Sulle riforme è calato il sipario definitivamente?

«Nordio non sta certamente preparando una riforma costituzionale sulla giustizia in questi mesi di fine legislatura. Ma la giustizia è sempre un tema importante e siamo pronti a discutere».

Per la sinistra il No ha vinto anche per la «subalternità» di Meloni a Trump.

«Il maschilismo represso di una certa sinistra vede sempre una donna sottomessa o guidata da un uomo. Io vedo che tutti la ascoltano. Quanto alla visione retrograda di chi dice che dovremmo rompere con Trump mi chiedo con chi dovremmo stare. Con Putin?»

Meloni non deve presentarsi in Parlamento?

«Le opposizioni lo chiedono ogni tre minuti. Quando è stato necessario perché serviva all’Italia o per questioni internazionali non si è mai sottratta. Ma nel frattempo, oltre che allestire teatrini per l’opposizione, deve pensare al bene della nazione. E dunque dialogare con altre nazioni che possono aiutare alla de-escalation nel conflitto iraniano, preoccuparsi degli approvvigionamenti energetici, lavorare per il caro bollette».

Si andrà a elezioni anticipate?

«Vedo le opposizioni terrorizzate che possa accadere. Sono nel panico quando si deve votare. Ma li rassicuro: finiremo la legislatura».

Non ci state pensando per evitare che la sinistra si riorganizzi?

«Noi pensiamo solo al bene dell’Italia. I trucchetti e i giochi di palazzo li sappiamo fare ma non li abbiamo fatti, neanche quando eravamo l’ultimo partito. Non li faremo ora».

Salvini fischiato al funerale di Bossi, Tajani sotto accusa e costretto a far dimettere Gasparri. La sconfitta ha destabilizzato anche gli alleati?

«Vedo molta più solidità di quanto si racconti. C’è un clima nella maggioranza che è raro in una coalizione politica».

E il giorno della sconfitta? Quando avete capito che era andata male?

«Io ero nel mio ufficio in via della Scrofa al momento dello spoglio, con le prime proiezioni ci siamo resi conto che l’opinione degli italiani era stata netta e chiara. E non siamo come quelli che vincono sempre o si nascondono».

Il presidente La Russa lo aveva previsto.

«Anche se lo avessimo saputo lo avremmo fatto lo stesso. Facciamo quello che riteniamo giusto per gli italiani. La riprova è che in questa legislatura non abbiamo approvato bonus, 200% e redditi di nullafacenza per fare cassa elettorale. Abbiamo tenuto dritta la barra economica della nazione senza austerità».

Ha capito le cause della sconfitta?

«Ci possono essere mille analisi, ma quando il popolo si esprime ha sempre ragione».