Borsellino, verbali nascosti per 30 anni dal CSM

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Le scomode verità dietro il processo sulla strage di via D’Amelio secretate per decenni dal Consiglio superiore della magistratura

Non potevano attaccare i magistrati “intoccabili”, ecco perché il CSM non ha mai mostrato i verbali che avrebbero cambiato la visione della strage di via D’Amelio, in cui morirono Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta, e dei rapporti del magistrato con l’ex Ros Mori. Ma non solo, a seguito di questa ricostruzione sono stati condannati degli innocenti, ma i magistrati che hanno seguito i casi non si sono assunti la responsabilità. Non possiamo permettere che il sistema continui a tutelare alcuni magistrati che per qualcuno sono “intoccabili”. La giustizia deve essere giusta per tutti e con la riforma che voteremo il 22 e 23 marzo daremo finalmente una svolta all’Italia.

Il processo Borsellino Quater e le richieste della sorella Fiammetta

Il processo Borsellino Quater, come ricostruito da un articolo de Il Dubbio, aveva portato alla luce le responsabilità dei magistrati di Caltanissetta sulla ricostruzione della strage di Via D’Amelio basata sulle dichiarazioni del falso pentito Vincenzo Scarantino. Persone innocenti vennero condannate, eppure a nessun magistrato fu mai imputato niente. Nel 2017 la sorella di Paolo Borsellino, Fiammetta, scrisse una lettera al Consiglio Superiore della Magistratura chiedendo di verificare le responsabilità per poter avere quantomeno una censura o un provvedimento verso questi magistrati che avevano sbagliato.

Dalla lettera di Fiammetta Borsellino il CSM aprì una discussione in prima commissione a cui partecipò anche Luca Palamara che affermò come, però, “non ci fu mai l’intenzione di andare fino in fondo. Primo perché era passato troppo tempo, secondo perché aleggiava il nome di Nino Di Matteo, tra i più potenti e protetti magistrati italiani”.

I verbali nascosti

Sempre nello stesso anno, il 2017, in occasione del venticinquesimo anniversario dell’uccisione di Paolo Borsellino, il CSM decise di desecretare molti documenti. Tra questi, però, non sarebbero comparsi proprio i verbali delle audizioni dei magistrati avvenute pochi giorni prima della strage di Via D’Amelio. A spiegare il motivo di questa scelta sempre Palamara che spiegò come quei documenti avrebbero potuto “mettere in discussione gli equilibri politico-istituzionali che in quel momento governavano la magistratura”.

Affermazioni che non lasciano spazio a dubbi e che, lette insieme ai precedenti fatti sulla lettera di Fiammetta Borsellino, mostrano uno schema chiaro. Ancor di più nel momento in cui all’interno di quei verbali si legge che cinque giorni prima della sua morte Paolo Borsellino era presente ad una riunione in procura nella quale aveva esposto le lamentele degli ex Ros, tra cui Mori e De Donno: in contrasto totale con la narrazione prevalente fino a quel momento che vedeva Borsellino diffidare di Mori.

Una verità mai mostrata

Per anni è stata portata avanti una narrazione secondo cui Borsellino sarebbe stato estremamente diffidente nei confronti del generale Mario Mori o che quest’ultimo trattasse proprio con la mafia per conto dei politici. A distanza di decenni, invece, abbiamo scoperto che tutto questo era una falsità. E lo avremmo potuto scoprire prima, peccato però che qualcuno ha preferito tenere nascosti dei documenti cruciali.

E questo è stato fatto, come detto da Palamara stesso che all’interno di quel sistema c’è stato, per poter difendere qualche magistrato che negli anni veniva ritenuto “intoccabile”. Lo hanno fatto prima nascondendo qualsiasi responsabilità disciplinare dei magistrati che hanno seguito il caso e, poi, nascondendo i verbali.

La giustizia ha bisogno della riforma

Il caso delle ricostruzioni sulla strage di Via D’Amelio e dei relativi documenti nascosti, ricostruiti dal quotidiano Il Dubbio, mostrano in maniera limpida come la giustizia in Italia abbia bisogno di una riforma. Non possiamo permetterci un CSM che rimane in silenzio o, peggio, nasconde dei documenti per salvare questo o quel magistrato che non può essere toccato.

E questo non è un caso isolato, sono molti i casi analoghi negli ultimi anni. Non possiamo rimanere in silenzio e fermi. Lasciare le cose come stanno non fa bene all’Italia né agli italiani. Il 22 e 23 marzo cambiamo veramente la giustizia italiana, votiamo Sì.