Ha “osato” approfondire vicende che coinvolgevano il figlio di uno dei fondatori di Magistratura democratica e ne ha subito le conseguenze: diciamo basta allo strapotere delle correnti nel Csm, al referendum votiamo Sì
Eccoci di fronte all’ennesima dimostrazione di come le correnti della magistratura esercitino uno strapotere all’interno della giustizia italiana. Sono arrivati ad individuare coloro i quali non fossero allineati al loro pensiero, prendendoli di mira ed indagandoli fino ad escluderli. Ecco uno spaccato preoccupante della giustizia italiana. Adesso basta. Riformiamola davvero.
L’intercettazione di due anarchici
Nel suo articolo su La Verità, il pubblico ministero Andrea Padalino rileva l’inizio delle persecuzioni dei colleghi nei suoi confronti. Tutto è iniziato con le intercettazioni di due anarchici, uno dei quali, tal Daniele Pepino, figlio di uno dei fondatori di Magistratura democratica, la corrente di sinistra all’interno del Csm. I due parlano chiaramente in riferimento alla liberazione di un gruppo di anarchici: “Li hanno liberati tutti”, dice il primo al quale Pepino risponde “Sì, ma davvero sono fuori di testa. C’è sto c***o di Padalino… adesso mi sa che cercano tramite Magistratura democratica di dargli una tamponata”.
Non solo Padalino non viene messo a conoscenza di queste frasi, non solo, come riporta un giornalista de ll Foglio, “nonostante l’apertura dell’indagine, la procura di Torino non ha segnalato la vicenda al Csm, che in teoria dovrebbe occuparsi di tutelare i magistrati”: un anno dopo Padalino si trova etichettato a mezzo stampa come un “poco di buono” accusato di aver usato la sua posizione per ottenere dei “vantaggi illeciti”.
Così gli hanno rovinato una carriera
La testimonianza di Padalino prosegue e descrive l’enorme calvario personale che ha passato per colpa di quella che pare essere una vera e propria “gogna” professionale con tanto di teorema accusatorio nei suoi confronti caduto nel nulla. “Hanno nelle mani la tua vita e non mostrano di avere alcuna fretta nel chiudere le indagini. ho dovuto lasciare l’ufficio, cambiare funzioni, costruirmi a fatica un nuovo percorso professionale”, ha scritto Padalino.
Parole che mostrano le grandi difficoltà che ha dovuto affrontare sia dal punto di vista lavorativo sia dal punto di vista personale con la propria famiglia. Padalino ha anche denunciato i fatti ma il tutto è stato “archiviato”.
Il silenzio dei media torinesi
Come riporta Padalino a Torino “i media in passato avevano con estrema attenzione seguito le mie disavventure, fornendo particolari, dettagli investigativi di primo ordine, mentre oggi sono silenti”. Un caso, come tutto il resto.
Anche per questo occorre votare Sì
Questa testimonianza è l’ennesima prova plastica di come la giustizia abbia un bisogno impellente di essere riformata. Le correnti ad oggi, alcune più di altre, esercitano uno strapotere su tutto il tessuto della giustizia nel nostro Paese. Arrivando, addirittura, a bersagliare un magistrato non uniformato. E questo con anche la costante del nepotismo.
Sia mai che avessero potuto toccare un militante anarchico figlio del fondatore di Magistratura democratica. Soprattutto per questo, oltre che per tutti gli altri motivi, il 22 ed il 23 marzo occorre votare Sì.
Diamo una svolta reale al Paese, riformiamo la giustizia e liberiamola dalle correnti del Csm.


