“Mai più governi tecnici. Nuova legge elettorale per garantire stabilità”. La mia intervista a La Repubblica

L’obiettivo è la governabilità. Se questo esecutivo ha ripotato degli importantissimi risultati economici e di credibilità è grazie a Meloni ma anche alla stabilità

di Tommaso Ciriaco

Con un voto in più, può regalare uno scarto del 19% dei seggi. Non le sembra un’enorme distorsione, a rischio costituzionalità?

«Il premio di maggioranza non arriva mai a sfiorare quanto previsto dalle sentenze della Consulta, che avevano stabilito che con il 40% dei voti puoi ottenere il 55% dei seggi. In qualsiasi ipotesi siamo sempre sotto il 15%».

Ma con un voto si può ottenere una forbice che sfiora il 20%.

«Questa legge può piacere o meno, si può criticare la Meloni o Donzelli, ma resta una proposta più cauta e moderata dei criteri della Corte. E rispettosa della Costituzione».

Se volevate la governabilità, non bastava tornare al Mattarellum? Temevate la sconfitta al sud?

«No, non è questione di svantaggiare noi o il centrosinistra. L’obiettivo è la governabilità. E lo sa perché? Se questo esecutivo ha riportato degli importantissimi risultati economici e di credibilità, è ovviamente per le capacità di Meloni, ma anche per la stabilità, apprezzata all’estero e dai mercati.
In Italia non eravamo abituati».

Potevate tenere il Rosatellum, che ha garantito questa stabilità.

«I nostri avversari si sono presentati frammentati nel 2022, altrimenti anche vincendo non avremmo avuto la maggioranza. La partita, così, è apertissima. Sa il paradosso? Con il Rosatellum, non avremmo mai perso le prossime elezioni, al massimo pareggiate. Ma noi non vogliamo mai più governi tecnici a cui è costretto a ricorrere il Capo dello Stato a causa di maggioranze traballanti in mano ai transfughi».

Il premierato senza premierato?

«Le opposizioni sostenevano che non si può fare la riforma costituzionale senza legge elettorale: adesso l’abbiamo scritta. E faremo il premierato».

In questa legislatura?

«È nel programma e non abbiamo intenzione di abbandonarlo».

Torniamo alle preferenze. Non avevate promesso di introdurle? Le riproporrete in Parlamento?

«Il dibattito parlamentare può sempre migliorare la riforma. Come sa, Fratelli d’Italia è favorevole alla loro introduzione. Vedremo cosa fare alle Camere, ci confronteremo con tutti. E mi auguro che alla fine ci siano ulteriori cambiamenti».

Vi ha bloccato FI e Lega, quindi?

«C’è stato un dibattito».

Senza uninominale e con le liste bloccate non sembra il Porcellum?

«Le liste rispettano perfettamente le sentenze della Consulta, che ha chiesto che siano sufficientemente corte e con i nomi sulla scheda».

Perché l’opposizione dovrebbe votare una legge che vi favorisce?

«Ma potrebbe far perdere noi! Pensassimo ai nostri interessi, dovremmo lasciare il Rosatellum».

Il 3% di sbarramento serve a tenere in coalizione Vannacci?

«Non abbiamo fatto la legge pensando a noi. E certo non ci siamo preoccupati di Vannacci».

C’è un rischio di maggioranze diverse tra Camera e Senato?

«È un tema costituzionale molto delicato. La Costituzione prevede la possibilità di maggioranze diverse, tanto è vero che il Presidente può anche sciogliere un solo ramo del Parlamento. Noi siamo aperti a proposte o soluzioni diverse. Ma collegare il premio a un risultato coerente tra le Camere rischia di negare il bicameralismo perfetto».

La riforma prima del referendum: volete una legge tagliata su misura in caso di sconfitta?

«Ma no, è del tutto casuale. Appena pronti, l’abbiamo presentata».

Meloni consulterà le opposizioni?

«Le consulteremo. Meloni ha detto che è un’iniziativa parlamentare e non credo sarà coinvolta. FdI invece auspica consultazioni. Mi appello a tutte le forze parlamentari: se anche non dovessero votare la legge, siamo comunque pronti ad ascoltare suggerimenti utili».

Sostiene il costituzionalista Ceccanti: se il premio eccede il 55% – come è possibile con la riforma – si rischia l’incostituzionalità.

«La maggioranza attuale è già superiore al 60%”

Ma non grazie a un premio.

«Ripeto: siamo oltre il 60% e non mi sembra ci sia stato un colpo di Stato In ogni caso, il tetto del 60% evita che una maggioranza troppo netta squilibri votazioni importanti. Tra l’altro, è difficilissimo arrivarci».

In realtà basta il 48,5%.

«Così è un premio di poco sopra il 10%. A garanzia delle opposizioni».

Con il 60% si eleggono i giudici della Consulta e del Csm. Il Capo dello Stato. Tentazioni da pieni poteri, Donzelli? Un colpo di mano?

«Noi, con più del 60%, abbiamo sempre coinvolto le opposizioni. La riforma non può portarci ai pieni poteri, ma verso “zero poteri”».

Il No al referendum può affossare la legge elettorale?

«Anche vincesse il No, non ci sarebbero conseguenze».

Un’ultima cosa: la riforma si chiamerà Donzellum?

«No, sarebbe falso. Intanto perché ho contribuito, ma non l’ho scritta da solo. E poi perché se la chiamate così, sono certo che non riusciremo a coinvolgere l’opposizione…».