Sea Watch 5, il giudice revoca il fermo della nave dell’Ong

Un altro duro colpo alla lotta contro l’immigrazione clandestina, nonostante le ammissioni. Così non si può andare avanti. È arrivato il momento di riformare la giustizia

Dopo la richiesta di risarcimento del Tribunale di Palermo in favore dell’Ong Sea Watch 3, dopo la liberazione del migrante pluricondannato, ecco l’ennesimo schiaffo di certa magistratura alle istituzioni italiane. Il Tribunale di Catania ha infatti deciso di sospendere il provvedimento di fermo di 15 giorni, insieme alla relativa multa, nei confronti della Sea Watch-5, una delle navi dell’Ong più attive nel Mediterraneo. Ma anche dopo questo, la linea del governo Meloni sul contrasto all’immigrazione clandestina non cambierà.

La decisione del Tribunale di Catania

Il Tribunale di Catania ha deciso di revocare il provvedimento di fermo nei confronti della Sea Watch 5. Fermo che era stato adottato dopo che la nave aveva effettuato delle operazioni in acque internazionali nella zona designata come Sar Libica. Questa è, però, un’area assegnata alla Libia per l’esecuzione delle operazioni di recupero delle barche in difficoltà.

La Sea Watch 5 è intervenuta nella zona della Sar Libica ma non ha effettuato alcuna comunicazione alle autorità libiche. E questa non è una supposizione, ma è la stessa Ong ad affermarlo.

L’ipocrisia delle Ong: il diritto internazionale riconosciuto a fasi alterne

Un’area, quella della Sar Libica, riconosciuta dal diritto istituzionale, ma, alla luce dei fatti, non dalle Ong. E a quanto pare, neanche dai giudici che ritengono legittimo, vista la revoca del provvedimento di fermo, l’operato della Sea Watch 5. Eppure sono proprio le Ong quelle che, negli anni, hanno gridato al diritto internazionale per legittimare le loro azioni.

Le stesse che oggi, invece, non si interessano del fatto che il diritto internazionale attribuisca specifiche competenze, da loro disattese. Hanno infranto quanto stabilito dal diritto internazionale ma, come spesso accade, qualche giudice ha deciso di aiutarli.

Chi sfida le istituzioni non può essere difeso

Siamo sempre alle solite. Non possiamo far passare il massaggio che chi sfida le Istituzioni rimanga impunito o, peggio, sia “salvato” da qualche giudice ideologizzato. La linea del governo Meloni sull’immigrazione clandestina rimarrà sempre la stessa. Gli italiani ce lo hanno chiesto e noi continueremo a farlo.

Trancassini: “Non sono episodi isolati”

“Le ultime decisioni della magistratura non sono episodi isolati. Sono tre segnali chiarissimi che vanno tutti nella stessa direzione: ostacolare, di fatto, l’azione di un governo che prova a far rispettare le regole, difendere i confini e ristabilire un principio elementare di legalità. Qui non si tratta di polemica, ma di una questione di credibilità dello Stato.

Ogni volta che chi viola le norme viene premiato e chi prova a farle rispettare viene delegittimato, il messaggio che passa è devastante: la legge diventa negoziabile, l’autorità dello Stato opzionale. È una dinamica che indebolisce le istituzioni e mina la fiducia dei cittadini. Questo governo è stato eletto con un mandato chiaro: contrastare l’immigrazione irregolare, difendere la sicurezza nazionale e garantire che le regole valgano per tutti”, ha affermato Paolo Trancassini, deputato di Fratelli d’Italia e Questore della Camera.