La sinistra ha provato in tutti i modi a rimandare la data della consultazione, ma sarà sempre il 22 e 23 marzo: se voteremo Sì cambierà la giustizia
La sinistra ha attaccato il governo Meloni per la riforma della giustizia, ha raccolto 500mila firma minacciando di spostare la data del referendum. Il risultato di tutto questo? Niente: il referendum rimane sempre il 22 e 23 marzo ed il titolo ha subito una leggera variazione. Ed a decidere ciò in Cassazione sono stati due giudici con profili tutt’altro che imparziali: un ex deputato del Partito democratico ed un magistrato impegnato nel comitato per il No.
Governo Meloni ha avuto il coraggio di riformare la giustizia italiana
Il governo ha avuto il coraggio di riformare la giustizia. E proprio il centrodestra è stato il primo a chiedere, in maniera formale, il referendum previsto per far diventare legge la riforma Nordio-Meloni. E quindi, in base ai tempi tecnici, il referendum è stato fissato per il 22 e 23 marzo.
Le sinistre, a quel punto, si sono messe a raccogliere le firme per far svolgere lo stesso referendum ma con un quesito diverso. I maligni dicono che questa mossa, forse, è per poter incassare circa 500mila euro di rimborso elettorale, altri che è una scusa per provare a rimandare la data della consultazione referendaria. Insomma, una mossa della disperazione.
I giudici per il No cambiano il titolo del referendum
La Cassazione ha accolto la richiesta e ha stabilito che il quesito del referendum deve cambiare. Stesso contenuto, stessa riforma, ma forma leggermente diversa. Grandi festeggiamenti a sinistra. E andiamo avanti. E tra i giudici che in Cassazione hanno deciso sul cambio del quesito del referendum, a cui tante teneva la sinistra, troviamo Doratella Ferranti, ex deputata del Partito democratico, ed Alfredo Guardiano, magistrati impegnato nel comitato per il No. Qui sotto la locandina dell’evento del 18 febbraio a Napoli. Loro restano sempre gli stessi. Cosa cambia? Se voteremo sì, finalmente cambierà la giustizia.



