Mentre si fanno polemiche su Sanremo e telecronache è in corso un attacco al cuore dello Stato: sabotaggi e scontri provocati da terroristi nemici dell’Italia
di Niccolò Carratelli
Perché Giorgia Meloni si è scomodata per difendere Andrea Pucci, che ha deciso di non andare al festival di Sanremo per i troppi attacchi ricevuti?Davvero siamo alla «deriva illiberale»?
«Hanno sollevato un clima d’odio contro chi non è abbastanza di sinistra. Tutto nasce da una nota stampa dei parlamentari del Pd in commissione di Vigilanza: al Nazareno hanno creato il ministero della censura? Decidono loro se un comico può parlare o no a
Sanremo?».
Se si ritiene che il suo repertorio abbia contenuti razzisti e omofobi, si possono esprimere perplessità sull’invito all’Ariston, no?
«Un conto è esprimere perplessità, un altro chiedere che non si esibisca. Chi può arrogarsi il diritto di stabilire se un repertorio è accettabile o no? È una questione di gusti e sensibilità, per fortuna non tutti la pensano come i colleghi del Pd».
In molti da destra hanno sollevato dubbi sull’invito a Ghali per la cerimonia olimpica. Stesso discorso, no?
«No. A me Ghali non piace, non condivido il suo pensiero, ma nessuno ha mai chiesto di annullare la sua performance a San Siro».
Il direttore di Raisport, Paolo Petrecca, non lo ha nemmeno citato durante la telecronaca. A proposito, è stata o no imbarazzante?
«Ora abbiamo una schiera di esperti critici televisivi, pronti a sporcare con le polemiche una cerimonia bellissima e impeccabile, che ha fatto battere a tutti noi il cuore a mille».
Però, da telespettatore prima che da esponente di FdI, quelle gaffes in mondovisione sono accettabili?
«Dico che non sono il centro di queste Olimpiadi. A qualcuno la telecronaca è piaciuta, ad altri no, credo che l’importante siano la qualità dello spettacolo offerto e, soprattutto, i nostri atleti che continuano a vincere medaglie. Poi c’è chi vuole per forza parlare male e attaccare la Rai, perché non sopporta il pluralismo».
Qui il tema non è il pluralismo, ma la competenza. E il chiaro danno di immagine per la Rai.
«Il danno di immagine lo causa chi sabota le Olimpiadi, con attentati alla rete ferroviaria e manifestazioni violente a Milano. Siamo di fronte a un attacco al cuore dello Stato. Questi sono gruppi di terroristi e nemici dell’Italia. La risposta delle istituzioni democratiche dovrebbe essere unitaria».
Non lo è?
«Dire che la responsabilità degli scontri a Torino sia del ministero dell’Interno, che non ha fatto bene il suo lavoro, mi pare molto pericoloso dal punto di vista politico. Così si fini-sceper spostare le colpee offrire una giustificazione ai violenti. Stesso discorso per chi definisce propaganda” un decreto che cerca di limitare l’azione di questi terroristi».
Viene criticato perché rischia di non produrre effetti concreti, non stanzia risorse per aumentare l’organico delle Forze dell’Ordine e punta a limitare la libertà di manifestare.
«Quando sarà applicato gli effetti si vedranno, ma come si fa a dire che è sbagliato provare a fermare preventivamente coloro che si sospetta vadano in piazza per creare disordini? Quanto agli organici, in questi tre anni abbiamo il record storico di assunzioni degli ultimi dieci. E fermare i violenti non limita la libertà di manifestare. Purtroppo, vedo una netta involuzione democratica da parte della sinistra».
Specchio riflesso?
«Il Pd ha governato male, ma almeno in passato aveva una cultura di governo. Ora non c’è più nemmeno quella. Puntano ad andare al governo insieme a chi si sente a suo agio nel corteo di Askatasuna, che teorizza la violenza come strumento di lotta politica. Li immaginate al governo con Grimaldi di Avs sottosegretario all’Interno, che nel tempo libero va in piazza con chi prende a martellate i poliziotti?».
Quindi, anche per lei a sinistra c’è una copertura politica dei violenti?
«Continuano a dire che a Torino c’erano infiltrati ed è una falsità. Gli stessi organizzatori di Askatasuna hanno rivendicato l’aggressione ai poliziotti. Con questi toni da chi siede nelle istituzioni, poi non stupiamoci con la proporzionalità dell’odio, gli estremisti si sentano legittimati a tirarelebombe carta. Ma, del resto, sono quelli che impediscono con la forza a un deputato dell’opposizione di tenere una conferenza stampa a Montecitorio».
Si riferisce al caso del leghista Furgiuele, ma lui si accompagnava con fascisti e nazisti dichiarati.
«Non avrei organizzato quella conferenza stampa, ma se iniziamo a dire che si può impedire a un parlamentare di esercitare le sue prerogative, neghiamo l’essenza della democrazia»».
Ricapitolo: la sinistra è illiberale e il Pd di Schlein si è involuto dal punto di vista democratico?
«Le potrei citare anche lo slogan dei Giovani democratici di Bergamo “meglio maiale che sionista”, una roba incredibile. Io dico che chi guida la sinistra è responsabile di tutto questo, da Schlein a Conte. Troppe volte accarezzano l’odio sperando di raccattare qualche voto in più».
Loro sperano di mandarvi a casa, magari con l’aiuto di Vannacci…
«Si sono ridotti a tifare Vannacci, sperano sia una crepa nel centrodestra, ma non sarà così: restiamo solidi e stabili al governo. Ricordo a tutti che, quando abbiamo vinto le elezioni, più di tre anni fa, Vannacci non c’era e nessuno sapeva chi fosse».
L’altra arma su cui puntano a sinistra è il referendum sulla giustizia. Il no è dato in rimonta e avete dovuto cambiare il quesito. Vi siete incartati?
«Ma non cambia assolutamente nulla! La riforma è quella, la data del referendum pure, hanno fatto solo un po’ di rumore con questa raccolta firme. Forse miravano al mezzo milione di rimborsi o forse speravano di far slittare il voto per allungare la vita all’ultimo Csm nominato dalla politica e indirizzare qualche altra nomina. Saranno gli italiani a decidere se vogliono cambiare o no la giustizia e noi aspettiamo fiduciosi l’esito della consultazione».
Sarà pure una vicenda buffa, però ve la siete presa con i giudici della Cassazione.
«Ripeto, è un caso già chiuso. Poi, certo, se uno dei giudici in questione partecipa ai convegni della campagna per il No, per ragioni di opportunità avrebbe fatto meglio ad astenersi dal prendere decisioni sul referendum».


